Il governo libanese si è dimesso, Diab: “La bomba atomica è esplosa a causa della corruzione”

Per il ministro dell’Interno Mohammad Fahmi dimettersi oggi significa “sottrarsi alle proprie responsabilità”

Il governo libanese si dimette in blocco. Le esplosioni del 4 agosto che hanno distrutto il porto di Beirut, sulle cui reali cause c’è ancora incertezza (dall’incidente all’attacco esterno), hanno avuto la prevedibile conseguenza di far deflagrare la crisi politica di un paese che già stava facendo i conti con il default e la crisi economica (la lira libanese è ormai praticamente carta straccia).

Paese che ora deve anche ricostruire uno dei sui asset più importanti. Dopo le veementi proteste di piazza del fine settimana, è stato lo stesso primo ministro libanese, Hassan Diab, che annunciando oggi le dimissioni del suo governo ha parlato della “corruzione endemica” che attanaglia il Paese dei Cedri (ex Svizzera del Medio Oriente negli anni ’70). Corruzione che secondo Diab è legata alle esplosioni.

“La bomba atomica che ci è esplosa a causa della corruzione, della negligenza e della cospirazione deve far sì che nessuno resti seduto sulla sua poltrona” ha detto il primo ministro per poi aggiungere: “Chiedo ai miei amici deputati di dimettersi perché la loro presenza è diventata un fardello per il popolo libanese”.

La “grande tragedia” che ha colpito il Libano, ha proseguito Diab, non ha trovato pronta a reagire la classe politica la cui “unica preoccupazione è il regolamento dei conti politici e la distruzione di ciò che resta dello Stato”.

Il primo ministro chiede “un’indagine rapida che accerti le responsabilità e vogliamo un piano di salvataggio nazionale che veda la partecipazione dei libanesi. Ecco perché annuncio le dimissioni di questo governo. Possa Dio proteggere il Libano”.

Intanto l’ultimo bilancio parla di 220 vittime accertate e circa 7000 feriti mentre sarebbero un centinaio i dispersi tra cui molti stranieri che lavoravano al porto di Beirut quando si sono verificate le esplosioni. Sotto le macerie, a sei giorni dal disastro, si scava ancora.

La commissione d’inchiesta avrebbe comunque consegnato il suo primo rapporto al governo prima delle dimissioni, che vengono giudicate negativamente dal ministro dell’Interno libanese, Mohammad Fahmi, secondo cui dimettersi ora significa “sottrarsi alle proprie responsabilità”.

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