COVID-19, pubblicati i verbali del Comitato Tecnico Scientifico

Pubblicati alcuni dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico che sono stati alla base dei DPCM emanati durante la fase più acuta dell’emergenza in Italia legata alla pandemia di COVID-19.

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La Fondazione Luigi Einaudi ha pubblicato oggi alcuni dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico, secretati fino a poche ore fa, che sono stati alla base dei DPCM emanati durante la fase più acuta dell’emergenza in Italia legata alla pandemia di COVID-19.

Cinque i documenti desecretati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e pubblicati in queste ore relativi agli incontri del Comitato Tecnico Scientifico del 28 febbraio, del 1° marzo, del 7 marzo, del 30 marzo e del 9 aprile scorsi, ma ne manca ancora qualcuno all’appello, a cominciare da quello dei primi giorni di marzo sulla mancata zona rossa ad Alzano e Nembro, in Val Seriana.

Oltre 200 pagine, consultabili liberamente a questo indirizzo, che contengono le riflessioni e le analisi degli esperti del Comitato Tecnico Scientifico voluto dal premier Conte per navigare con attenzione e precisione durante le delicate fasi che hanno portato al lockdown dell’intero Paese e le misure restrittive in vigore ancora oggi.

Il 28 febbraio scorso, a pochi giorni dall’imposizione del lockdown, gli esperti suggerivano di estendere lo smart working a tutto il Paese fino al termine dello stato di emergenza, così come di confermare il divieto di viaggi di istruzione in Italia e all’estero. Già in quell’occasione veniva suggerito di limitare il più possibili i contatti fisici.

Il 1° marzo, mentre la situazione si iniziava a presentare ben più grave di quanto immaginato fino a pochi giorni prima, il Comitato Tecnico Scientifico suggeriva di incrementare il più velocemente possibile i posti letto negli ospedali in tutto il Paese, sia i posti letto in terapia intensiva che quelli nei reparti di pneumologia e di malattie infettive.

Sempre in quei giorni il CTS riteneva necessarie, tra le altre cose, “ridefinire i percorsi di triage dei Pronto Soccorso con l’individuazione di aree dedicate alla sosta/degenza temporanea dei pazienti sospetti“, così come “l’identificazione di strutture ospedaliere in presidi COVID-19” e la “definizione di un protocollo per l’esecuzione dei tamponi” con relativo “incremento della capacità di attività e del numero di laboratori qualificati“.

Nel verbale del 7 marzo, pochi giorni prima del lockdown nazionale, il CTS suggeriva di rivedere la distinzione tra “zone rosse” e “zone gialle”, come effettivamente poi è avvenuto, e di definire due livelli di misure di contenimento per le zone più colpite dal virus e il resto del Paese.

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