Esplosioni Beirut: incidente, sabotaggio, attentato. Cosa è accaduto davvero?

Sulle due tremende esplosioni nella capitale libanese tre piste ma nessuna certezza. Il presidente Aoun: “orrore indicibile”

di remar

A Beirut è stato un attentato o un incidente a causare il disastro al porto che ha sconquassato la capitale del Libano? Gli ultimi aggiornamenti parlano di almeno 100 morti, altrettanti dispersi, 4mila feriti e 250-300mila sfollati.

Oltre a danni calcolabili, secondo una prima stima, in 3-5 miliardi di $. Il tutto in un paese alle prese con la crisi economica e il Covid, in cui già prima gli ospedali lavoravano a stento per mancanza di elettricità.

“Quasi la metà di Beirut è distrutta o danneggiata” dice oggi il governatore della capitale libanese Abboud. “Non ci sono parole per descrivere l’orrore che ha colpito Beirut, facendone una città disastrata” aggiunge il presidente libanese Michel Aoun. “I responsabili saranno puniti” assicura.

Esplosioni Beirut, le ipotesi sulle cause

Ma chi sono i responsabili? L’ipotesi incidente, in un deposito pieno di materiale esplosivo, 2750 tonnellate di nitrato di ammonio, forse anche di esplosivo militare e armi, chiamerebbe comunque in causa le autorità, se non altro per la troppa superficialità nel tenere quella bomba dormiente in pieno centro, come sottolineato dallo stesso Aoun.

La pista incidente. La versione ufficiale fornita fin qui dalle autorità parla appunto dell’esplosione in un deposito al porto di questa quantità enorme di nitrato di ammonio sequestrato anni fa, scoppio causato da un innesco provocato da delle scintille originatesi da un’operazione di saldatura. Secondo diversi servizi segreti occidentali a esplodere potrebbe essere stato però un deposito di armi di Hezbollah che invece punta il dito su Israele.

“Sabotaggio israeliano”. Secondo le milizie sciite libanesi filo iraniane di Hezbollah, le due esplosioni successive che hanno interessato il deposito 12 del porto di Beirut sarebbero state provocate proprio da un’azione di sabotaggio di Israele, che nell’immediatezza dei fatti si è affrettato a negare ogni coinvolgimento.

Possibile che quel deposito sia di proprietà di Hezbollah, come riferito da alcune fonti? Altri media notano che Israele, nemico storico di Hezbollah e viceversa, tramite il premier Netanyahu solo qualche ora prima dell’attentato avvertiva: “Abbiamo colpito una cellula di Hezbollah e ora colpiamo i mittenti. Faremo il necessario per proteggerci”.

L’attentato. Il presidente americano Donald Trump, con la cautela che lo contraddistingue, ha parlato subito di “un attacco” che sembrava “provocato da qualche tipo di bomba” dicendo ai giornalisti che così gli era stato riferito da alcuni generali. Puntualmente è arrivata la smentita da fonti del Pentagono.

La circostanza dell’attentato non era sembrata peregrina, soprattutto quando si era diffusa la notizia, poi smentita, che la seconda esplosione era avvenuta presso il quartier generale dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, sunnita, ucciso con un’autobomba nel 2005, con altre 21 persone.

Per quella strage, che stravolse i già fragili equilibri della regione, è attesa per venerdì la sentenza a carico di quattro imputati di Hezbollah, in contumacia, davanti alla corte speciale internazionale dell’Aja per il Libano.

Di certo c’è che il bilancio delle vittime delle esplosioni appare tragicamente destinato a salire, dato l’alto numero di dispersi e le tante persone che potrebbero essere rimaste sotto le macerie o finite in mare.

Il presidente libanese Aoun ha chiesto due settimane di stato di emergenza mentre il patriarca maronita d’Antiochia, Boutros Rai, ha fatto appello alla comunità internazionale affinché fornisca “aiuti immediati”.

I Video di Blogo