Fontana: “Caso camici? Ricostruzioni fantasiose”

Il governatore Fontana si difende dalle accuse mossegli dai magistrati e dall’opposizione per il caso della fornitura di camici da parte del cognato

Attilio Fontana si difende sul caso camici e lo fa con un post su Facebook che precede il suo intervento nel Consiglio Regionale della Lombardia. Il governatore ha preso la parola per alcune comunicazioni da parte della giunta di centrodestra, ma prima sui social network si è così difeso in merito alla vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto per una fornitura di camici alla Regione dall’azienda del cognato.

“Le notizie uscite in questi giorni – contrattacca Fontana – avrebbero dovuto porre fine alle polemiche. In molti mi avete espresso solidarietà, vicinanza e finanche ringraziamenti. Altri purtroppo stanno travisando i fatti e, come al solito, in questa Regione lo scarso contenuto politico delle opposizioni porta a ricostruzioni fantasiose della realtà per attaccare la giunta che con orgoglio presiedo”.

Il presidente della Lombardia risulta indagato per “frode in pubbliche forniture” nella vicenda dei camici: secondo l’accusa, si sarebbe fatta passare per donazione una fornitura che in realtà la regione avrebbe pagato.

“Non posso tollerare che si dubiti della mia integrità e di quella dei miei familiari – ha aggiunto il governatore parlando al Consiglio della Lombardia – Il mio coinvolgimento, se di coinvolgimento si può parlare, è quello qui illustrato, nulla di più ne di meno, se non il fatto che Regione Lombardia non ha speso un euro per i 50mila camici. Dei rapporti negoziali a titolo oneroso tra Dama e Aria non ho saputo fino al 12 maggio scorso. Sono tutt’ora convinto che si sia trattato di un negozio del tutto corretto ma ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare polemiche e strumentalizzazioni”.

Donazione? Non c’è traccia della delibera di cui parla Fontana

Eppure, scrive oggi il Corriere della Sera, non c’è mai stato nessun atto formale della Regione Lombardia per trasformare in donazione l’acquisto di 75mila camici da parte di Dama, la società del cognato di Fontana, Andrea Dini. I magistrati hanno cercato in Aria la delibera che ha trasformato lo scorso 20 maggio in donazione la fornitura del 16 aprile da 513mila euro, ma non ve n’è alcuna traccia.

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