I Carabinieri Gomorra di Piacenza, Ilaria Cucchi: “Troppi casi, basta. Mi auguro si vada fino in fondo”

La sorella di Stefano Cucchi: “Il problema è nel sistema”

Ilaria Cucchi interviene sulla vicenda dei carabinieri di Piacenza che, secondo le indagini della Gdf e le intercettazioni dei loro dialoghi, agivano in stile Gomorra e se ne vantavano pure. I militari avevano deciso di passare dall’altra parte della barricata, continuando però a indossare la divisa. “Abbiamo costruito una piramide, siamo intoccabili” si dicevano.

Nell’operazione 6 carabinieri sono stati arrestati e 4 sono stati sottoposti ad altre misure restrittive. Nell’inchiesta ci sono altri 12 indagati: 7 sono finiti in carcere, 4 ai domiciliari e 1 è a piede libero.

Le accuse mosse a vario titolo agli indagati non hanno nulla da invidiare a una vera “associazione a delinquere”, come affermavano con un certo orgoglio alcuni dei carabinieri coinvolti: si va dal traffico e spaccio di droga all’estorsione, dagli arresti illegali alla tortura, dal peculato all’abuso d’ufficio e alla falsità ideologica.

Secondo Ilaria Cucchi, quanto scoperchiato con l’inchiesta sulla caserma degli orrori di Piacenza, la Levante di Via Caccialupo, sequestrata per intero (è la prima volta che accade), è “un fatto enorme e gravissimo che ricorda la vicenda di mio fratello Stefano”, deceduto a ottobre 2009 all’ospedale Pertini di Roma, mentre era in regime di custodia cautelare. Per la morte di Stefano 4 carabinieri sono stati condannati, 2 per omicidio preterintenzionale e 2 per falso.

Ilaria Cucchi spera che nel caso della Levante “si vada fino in fondo” e che “non si facciano sconti a nessuno come hanno dimostrato magistrati coraggiosi nell’indagine sulla morte di Stefano”. Secondo Ilaria bisogna dire “basta” perché “i casi stanno diventando troppi. Il problema è nel sistema: mi vengono in mente i tanti carabinieri del nostro processo che vengono a testimoniare contro i loro superiori e mi chiedo con quale spirito lo facciano quando poi spuntano comunicati dell’Arma subito dopo la testimonianza come nel caso del loro collega Casamassima” che testimoniando ha fatto riaprire il dossier sul pestaggio.

Il procuratore capo di Piacenza, Grazia Pradella, in conferenza stampa, ha commentato: “Faccio fatica a definire questi soggetti come carabinieri, perché i loro sono stati comportamenti criminali. Non c’è stato nulla in quella caserma di lecito” precisando che “tutti gli illeciti più gravi sono stati commessi in piena epoca Covid e del lockdown, con disprezzo delle più elementari regole di cautela imposte dai decreti del Presidente del Consiglio. Mentre la città di Piacenza contava i tanti morti del coronavirus, questi carabinieri approvvigionavano di droga gli spacciatori rimasti senza stupefacente a causa delle norme anti Covid”.

Le indagini della Guardia di finanza sono durate 6 mesi ma alcuni degli illeciti contestati andrebbero indietro nel tempo fino agli ultimi due-tre anni.

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