Sindaco donna a New York, quando l’Italia batte gli USA

Un sondaggio ha rilevato come i cittadini di New York sarebbero felici di avere un sindaco. Ma, personalmente, mi chiedo: era necessario fare un sondaggio?

Nella giornata in cui il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, rende omaggio a Rosa Parks, la pioniera dei diritti degli afroamericani in Nord America, a cui è stata dedicata una statua scoperta oggi a Capitol Hill, sede del Congresso Usa, si torna a parlare come di un evento atteso e lieto della possibilità di una donna come sindaco di New York.

La cosa mi lascia piuttosto confuso. Cioè, mi chiedo: da un popolo così ‘avanti’, o presunto tale, come quello statunitense, non è un po’ una sorta di ‘ghettizzazione’ quello di attendere un ‘primo cittadino’ donna per la Grande Mela? Insomma, non dovrebbe essere una cosa perfettamente normale invece che ‘auspicabile’? Perché deve essere necessario fare un sondaggio per capire se la cosa potrebbe essere gradita ai cittadini? Trovo la vicenda inspiegabile, e forse anche un poco umiliante per il genere femminile. Tant’è.

I newyorkesi sono pronti per un sindaco donna: lo rivela un sondaggio di Quinnipiac University, secondo il quale il 27% degli intervistati si è detto ‘entusiasta’ all’idea di avere di un primo cittadino di sesso femminile, mentre il 64% ha dichiarato che si sentirebbe ‘a suo agio’. Pochi mesi fa, del resto, era stato proprio l’attuale sindaco, Michael Bloomberg, a proporre una donna come suo successore: l’ex segretario di Stato Hillary Clinton, che però aveva declinato la proposta, dichiarandosi non interessata. Se pensiamo che a Milano, noi il sindaco donna ce l’abbiamo già avuto con la buona Letizia Moratti, e nessuno ha mai pensato di battere ciglio, possiamo dichiararci soddisfatti: una volta tanto l’Italia ha battuto gli Stati Uniti.