Laglio, don Mauro Stefanoni, l’ex parrocco accusato di pedofilia: “sono innocente”

Accusato di molestie e abusi sessuali nei confronti di un bambino con disagio psichico, e già condannato in primo grado a 8 anni di carcere, don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio (Como), si difende. Lo ha fatto ieri davanti ai giudici della prima corte d’appello di Milano. Il sostituto procuratore De Petris, al termine

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Accusato di molestie e abusi sessuali nei confronti di un bambino con disagio psichico, e già condannato in primo grado a 8 anni di carcere, don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio (Como), si difende. Lo ha fatto ieri davanti ai giudici della prima corte d’appello di Milano.

Il sostituto procuratore De Petris, al termine di una lunga e dettagliata requisitoria, ha chiesto conferma del verdetto impugnato, ritenendo fondati gli elementi accusatori contenuti nel capo di imputazione per quelle violenze che sarebbero avvenute tra il 2003 e il 2004.

Ecco le parole dell’ex parroco, sospeso dalla Curia e indagato a piede libero, riportate da Cronaca Qui Milano:

«Non voglio essere paragonato agli altri preti che si sono macchiati di pedofilia. Ma non ho paura della condanna, non ho paura di essere condannato per ciò che non ho fatto. Esiste un altro giudice di cui bisogna avere paura»

Rilasciando dichiarazioni spontanee don Mauro ha detto anche di avere un difetto anatomico, come risulta da perizia del tribunale, che lo renderebbe incompatibile con alcuni dei presunti episodi di abusi.

«Per me questa vicenda è stata come accostarmi ad una malattia, soprattutto dopo che la perizia psicologica su quel ragazzo non era servita a fare emergere la verità su quanto accaduto e così sono passato dall’incredulità alla rabbia. Nel processo di primo grado – ha proseguito l’imputato – ho dovuto prendere atto che la verità processuale non è la verità vera e adesso siamo alla resa. Io non ho paura e non mi sono mai nascosto anche se mi hanno fatto piacere le 1.400 lettere ricevute e nelle quali gli autori mi fanno sentire la loro solidarietà».

La sentenza è attesa per il 4 giugno.

Foto | Flickr

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