Quale dialogo? In Corea del Nord si gioca la credibilità internazionale di Obama

I recenti esperimenti nucleari compiuti dal leader dei paesi “canaglia”, la Corea del Nord di Kim Jong-Il, rappresentano – o per meglio dire impongono – una vera chiave di volta alla politica internazionale americana. Il neo-presidente Obama si trova infatti davanti al primo vero test per la sua linea del dialogo, e temiamo che questa

di luca17

I recenti esperimenti nucleari compiuti dal leader dei paesi “canaglia”, la Corea del Nord di Kim Jong-Il, rappresentano – o per meglio dire impongono – una vera chiave di volta alla politica internazionale americana. Il neo-presidente Obama si trova infatti davanti al primo vero test per la sua linea del dialogo, e temiamo che questa volta presentarsi con un volto amichevole e pacifista sortirà effetto zero.

Il dittatore coreano è infatti assolutamente impermeabile a qualsiasi rappresaglia diplomatica. Le sofferenze del suo popolo lo lasciano totalmente indifferente, come abbiamo visto fino ad ora, e persino le pressioni dell’unico alleato rimastogli, la Cina, non hanno sortito alcun effetto. Visto che sappiamo che la Corea del Nord dispone di scorte di plutonio sufficienti a costruire una decina di bombe, che cosa possiamo fare?

Certo, la speranza è ancora che i coreani stiano tirando la corda per sedersi al tavolo delle trattative in posizione di vantaggio. Il tutto per ottenere più soldi possibili dagli occidentali in cambio dello stop alla politica nucleare, ma per quanto tempo potremo accettare questo ricatto? E chi ci assicura che anche una volta accettato un primo accordo, Kim Jong-Il non faccia leva su di esso per giocare al rialzo, magari approfittandone per far esplodere altri ordigni?

Finora Obama ha sfoggiato una politica internazionale tutta sorrisi e pacche sulle spalle, preferendo la carota al bastone. I risultati non sono stati un granché, anche se va detto che è ancora troppo presto per valutarli. Il problema però è che gli Stati Uniti rimangono il paese leader del mondo, volenti o nolenti, e a meno che vogliano abdicare a questo ruolo – cosa che non ci pare – debbono comportarsi di conseguenza.

Verrà, se non è già venuto, il tempo di usare anche il bastone. Obama è preparato a questo? Sarà in grado di farlo come fece il suo predecessore? Sì, perché tutto si può dire di Bush tranne che non fosse un decisionista. Quando è stato il momento ha deciso di intervenire militarmente infischiandosene delle reazioni della comunità internazionale. Si può essere contro questa decisione – e come tutti sanno chi vi scrive non lo è – ma le conseguenze di essa sono un Iraq libero dalla tirannia e sia pur faticosamente avviato verso lo status di paese civile e democratico. Gli attentati sono fortemente diminuiti e la gente piano piano sta riprendendo a vivere, a studiare, a lavorare.

Ci volle coraggio per gettarsi un conflitto come quello. Vennero anche usate prove false, sempre in nome della realpolitik, ma signori miei, è con la realpolitik che si governa la pace mondiale. Non mi risulta che qualcuno abbia messo sotto inchiesta Cia e Kgb per le illegalità che compirono durante la guerra fredda, perché evidentemente dovevano compierle per un bene superiore.

E qui torniamo alla madre di tutte le questioni. Se la Corea del Nord respingerà qualunque iniziativa diplomatica e svilupperà 10 bombe nucleari, minacciando il mondo libero, Obama come reagirà? Non è (solo) con i sorrisi che si governa la pace mondiale.