I genitori di Giulio Regeni: “Richiamare l’ambasciatore unica strada percorribile”. Farnesina: “Serve rispetto”

“Non solo per ottenere giustizia per Giulio e tutti gli altri Giulio, ma per salvare la dignità del nostro Paese e di chi lo governa”.

L’incontro in videoconferenza tra i pm egiziani e i magistrati italiani della Procura di Roma (il Procuratore capo Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco) sulla morte di Giulio Regeni è stato un flop. Gli egiziani non solo non hanno risposto a nessuna delle 12 richieste avanzate 14 mesi fa con l’ultima rogatoria da parte dell’Italia, ma hanno fatto loro stessi delle domande, in particolare chiedendo nuove indagini sulle attività che Regeni svolgeva in Egitto come ricercatore. Una richiesta peraltro alquanto insensata visto che sono stati gli stessi servizi segreti civili egiziani a certificare la trasparenza del comportamento del ricercatore italiano.

In una nota diffusa al termine dell’incontro si legge che “il procuratore generale egiziano ha assicurato che che sulla base del principio di reciprocità le richieste avanzate dalla procura di Roma sono allo studio per la formulazione delle relative risposte” e che gli egiziani “hanno formulato alcune richieste investigative finalizzate a meglio delineare l’attività di Regeni in Egitto”. La Procura italiana risponderà in pochi giorni alle richieste, ma ha insistito sulla “necessità di avere riscontro concreto, in tempi brevi, alla rogatoria avanzata nell’aprile del 2019 ed in particolare in ordine all’elezione di domicilio da parte degli indagati, alla presenza e alle dichiarazioni rese da uno degli indagati in Kenya nell’agosto del 2017″. Gli indagati sarebbero i cinque agenti della National Security egiziana che sequestrarono Regeni e che potrebbero averlo torturato e ucciso.

Ovviamente non sono per nulla soddisfatti i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, che ora chiedono una reazione significativa da parte del governo italiano che in questa brutta storia sta rischiando di perdere tutta la sua dignità. I Regeni, in una nota per la stampa scritta insieme con il proprio legale Alessandra Ballerini, hanno commentato:

“Gli egiziani non hanno fornito una sola risposta alla rogatoria italiana sebbene siano passati ormai 14 mesi dalle richieste dei nostri magistrati. E addirittura si sono permessi di formulare istanze investigative sull’attività di Giulio in Egitto. Istanze che oggi, dopo quattro anni e mezzo dalla sua uccisione, senza che nessuna indagine sugli assassini e sui loro mandanti sia stata seriamente svolta al Cairo, suona offensiva e provocatoria. Nonostante le continue promesse non c’e’ stata da parte egiziana nessuna reale collaborazione. Solo depistaggi, silenzi, bugie ed estenuanti rinvii”

E poi rincarano la dose:

“Il tempo della pazienza e della fiducia è ormai scaduto. Chi sosteneva che la migliore strategia nei confronti degli egiziani per ottenere verità fosse quella della condiscendenza, chi pensava che fare affari, vendere armi e navi di guerra, stringere mani e guardare negli occhi gli interlocutori egiziani fosse funzionale ad ottenere collaborazione giudiziaria, oggi sa di aver fallito. Richiamare l’ambasciatore oggi è l’unica strada percorribile. Non solo per ottenere giustizia per Giulio e tutti gli altri Giulio, ma per salvare la dignità del nostro Paese e di chi lo governa”

Fonti della Farnesina fanno sapere che il ministero degli Esteri guidato da Luigi Di Maio chieda rispetto e fa sapere: “ora valuteremo”.

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