UK: ragazzo disabile torturato e schiavizzato per anni, infine ucciso e decapitato. Condannati i membri della famiglia Watt

Nel febbraio scorso ci eravamo occupati della terribile vicenda del 26enne Michael Gilbert, il ragazzo disabile morto dopo anni di abusi e violenze da parte di una famiglia che lo ha tenuto segregato e trattato come un vero e proprio schiavo. La vicenda è emersa lo scorso anno, quando i resti del corpo mutilato del


Nel febbraio scorso ci eravamo occupati della terribile vicenda del 26enne Michael Gilbert, il ragazzo disabile morto dopo anni di abusi e violenze da parte di una famiglia che lo ha tenuto segregato e trattato come un vero e proprio schiavo.

La vicenda è emersa lo scorso anno, quando i resti del corpo mutilato del giovane furono rinvenuti ad Arlesey, nel Bedfordshire, nei pressi del lago conosciuto come Blue Lagoon.

Nel giro di poche settimane la verità è venuta a galla: James Watt aveva conosciuto Gilbert undici anni prima, quando erano entrambi ragazzini e vivevano in un istituto per l’infanzia.

I due divennero amici e ben presto Michael, descritto dalla stampa come “un ragazzo vulnerabile“, fu presentato alla famiglia Watt che, di tanto in tanto, gli dava ospitalità.





Le cose sembravano andare bene e Michael decise di trasferirsi da loro, ovviamente pagando un affitto. Le violenze iniziarono di lì a poco, non appena la famiglia scoprì che lo Stato dava un sussidio al giovane.

Michael fu schiavizzato e sottoposto alle peggiori torture. Fu tenuto prigioniero per motivi economici, fu aggredito e torturato per puro divertimento. Michael veniva regolarmente picchiato, accoltellato, colpito con pistole ad aria compressa e costretto a dormire ammanettato ad un letto. Parte delle violenze venivano anche filmate e in sadico “game show” in cui ciascuno veniva premiato per ogni colpo inferto al giovane.

Molte le persone coinvolte nel caso: James Watt e i suoi fratelli Robert e Richard, rispettivamente di 27, 20 e 25 anni, il padre Antonio Watt, 60 anni, e la madre Jennifer Smith-Dennis. Implicate nella vicenda anche Natasha Oldfield, 29 anni e Nichola Roberts, 21 anni, rispettivamente fidanzata di James e di Robert.

Nel corso del processo, che si è concluso oggi, è emerso che le violenze andarono avanti per anni, fino al 21 gennaio dello scorso anno, quando Michael morì al termine di uno dei cruenti giochi organizzati dalla famiglia.

Il suo corpo, decapitato e mutilato, fu scaricato nel lago sopra citato e fu rinvenuto nel maggio dello stesso anno.

Ora James Watt è stato giudicato colpevole di omicidio, così come la sua fidanzata, Natasha Oldfield, e la fidanzata del fratello, Nichola Roberts.

Queste due sono anche state giudicate colpevoli di aver impedito il corretto svolgimento delle indagini, reato contestato anche agli altri imputati: i fratelli Robert e Richard Watt, di 20 e 25 anni, e la loro madre, Jennifer Smith-Dennis, 58 anni.

Questi ultimi tre sono stati giudicati colpevoli anche di familial homicide, una forma di omicidio riconosciuta in Inghilterra e Galles, usata quando, in presenza dell’omicidio di un adulto vulnerabile o di un bambino, i presunti colpevoli scaricano la colpa gli uni sugli altri e rendono impossibile stabilire le rispettive responsabilità.

Assolto, invece, il 60enne Antonio Watt, padre dei tre giovani, 60, che sarebbe sempre rimasto estraneo alla vicenda.

Le sentenze sono attese per lunedì prossimo.

Via | The Sun

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