Salvini a caccia di consensi a Codogno. E per i selfie abbassa la mascherina

Il leader della Lega Matteo Salvini fa tappa a Codogno a caccia di consensi e va all’attacco del governo, come al solito, per i motivi sbagliati.

Il leader della Lega Matteo Salvini si sta vedendo sottrarre, sondaggio dopo sondaggio, consensi dalla leader di Forza Italia Giorgia Meloni e sta quindi intensificando la campagna elettorale, o propaganda che dir si voglia, andando a toccare dei luoghi chiave. Dopo Genova nei giorni scorsi, oggi Salvini ha fatto tappa a Codogno, il primo comune italiano ad essere colpito dall’epidemia di COVID-19.

Lì, tra un selfie e l’altro senza mascherina, Salvini ha snocciolato quelli che in questa fase sono i suoi cavalli di battaglia, a cominciare dalla scuola. Il leader della Lega va a ruota libera segna cognizione di causa e accusa il governo di aver tralasciato la questione scuola preferendo dedicarsi alla ripartenza del campionato di calcio:

Un governo che si occupa di far ripartire il campionato di calcio ma tiene chiuse le scuole non ama l’Italia e gli italiani, non pensa al futuro dei nostri figli.

Paragonare due fronti così diversi per sparare a zero sul governo è vigliacco scorretto, così come sottintendere che il governo si possa occupare di un solo problema alla volta. Far ripartire il campionato, a porte chiuse e col coinvolgimento dei soli addetti ai lavori, è un obiettivo infinitamente più semplice e veloce che coordinare, in piena pandemia, il ritorno a scuola di milioni di bambini e adolescenti. E chi si è occupato di gestire la questione calcio non sono le stesse persone che, invece, hanno dovuto affrontare le problematiche legate al ritorno a scuola.

Non solo. Visto il proliferare di piccoli focolai e anche quanto accaduto in altri Paesi UE, il tempo sembra aver dato ragione all’esecutivo di Conte: alla riapertura del Paese non mancavano che poche settimane alla fine dell’anno scolastico e far rientrare tutti in classe senza riuscire a garantire la sicurezza sarebbe stato problematico e con conseguenze potenzialmente disastrose. Fin da subito, quindi, i Ministeri competenti e la task force messa in piedi dal MIUR si sono orientati sulla ripartenza della scuola a settembre, così da avere tutto il tempo per una ripartenza in totale sicurezza.

Ma questo a Salvini poco importa. A Salvini servono gli applausi e i selfie e questi non si ottengono con la verità, ma dando voce al pensiero dei suoi sostenitori. Perché educare quando si può fomentare? Il leader della Lega ha proseguito:

L’atteggiamento sulla scuola del governo è assolutamente irresponsabile, ignorante e arrogante. I numeri fortunatamente dicono che il virus di adesso non è il virus di febbraio e quindi mi rifiuto di pensare che le scuole riaprano a settembre fra plexiglas, mascherine e classi chiuse.

Salvini finge di non sapere. Insiste col plexiglas, anche se la questione è stata ampiamente chiarita e il caos esploso era frutto di una serie di equivoci e valutazioni, e si dice pronto a non mandare la figlia a scuola in quelle condizioni:

Se devo mandare mia figlia a scuola chiusa nel plexiglas, senza nessun contatto con i suoi amici e le sue maestre io a scuola non ce la mando.

Se “il virus di adesso non è il virus di febbraio” è anche grazie al distanziamento sociale e alle mascherine. Gli esperti dicono chiaramente che la situazione potrebbe peggiorare con l’abbassarsi della guardia e il ritorno dell’autunno. E anche a questa ipotesi si stanno valutando gli scenari per il ritorno a scuola. Se, per motivi di sicurezza, si dovrà stare in classe indossando le mascherine, si starà in classe con le mascherine, al di là degli sfoghi di Salvini. Intanto, però, la macchina della propaganda funziona e Salvini è riuscito a riempire la sua pagine Facebook di selfie con i sostenitori.

Ultime notizie su Coronavirus

Tutto su Coronavirus →