Benvenuti al Sud: “Intoccabili e Innominati”, cioè gli arbitri

Continua il viaggio nel rugby di confine con Martina De Biase, e oggi si parla di coloro che brandiscono regole e danno sentenze. Si accendono i riflettori sugli aghi della bilancia: gli arbitri.

Prima Botes e Owens, adesso Parisse e Cardona. Al di là dei giocatori che possono avere torto o ragione, c’è da dire che gli arbitri, ultimamente, sono più appariscenti del solito. Abuso di potere o alcuni giocatori sono ingestibili? La verità sta nel mezzo e l’arbitro, in quanto tale, ha un ruolo di super partes, ma senza trascurare che, come il Papa e come l’atleta, è un uomo. Ergo: può sbagliare!  

E’ da questo punto che bisognerebbe fare un passo indietro.
Così, ci si avvale dell’opinione del made in Italy: Salvatore De Falco, ex- arbitro, attualmente, consigliere della C.N.Ar., tecnico territoriale di base al sud, Toscana compresa, istruttore all’Accademia Arbitri di Tirrenia, lavora anche nel progetto per la formazione dei tutor; e Carlo Damasco, arbitro a tutto tondo ancora in attività sui campi nazionali e internazionali. Quando si diceva poc’anzi “fare un passo indietro” ci si riferiva agli arbitri italiani, di come ultimamente non compaiono nelle competizioni internazionali e di quanto il nostro paese abbia bisogno che il movimento rugbistico-arbitrale si diffonda a macchia d’olio.
Perché ciò non avviene? Ecco cosa emerge tra due degli arbitri più accreditati di ieri e di oggi.

1) Apriamo l’argomento arbitri, partendo dal regionale all’internazionale: qual è la situazione attuale?
Def: “C’è stato un incremento sia a livello regionale sia nazionale. Per il nazionale, tre anni fa eravamo a quota 650 unità, adesso siamo 1000 con l’ultimo censimento che abbiamo fatto. Al sud abbiamo avuto un incremento congruo, la percentuale non posso stimarla precisamente, ma l’incremento c’è.”
Dam: “Al momento, a livello internazionale, nessuna performance arbitrale ha fatto scandalo, ma di certo qualcuna di queste aveva diverse lacune di natura fisiologica, che vengono fuori dal modo diverso di arbitrare. Ciò vale per tutti in ogni situazione.

2) Quale regione italiana che ha avuto più incremento? Perchè non pensare a un incremento globale su tutta la penisola piuttosto che singolo?
Def: “La Lombardia insieme al Veneto sono tra le regioni con più alto incremento arbitrale poiché loro hanno un’esigenza territoriale da dover effettuare un certo tipo di lavoro, cosa che non accade, purtroppo, al sud poiché loro hanno un quantitativo di incontri assolutamente maggiore. Il corpo arbitrale arriva a disputare 110 partite circa, anche al sud si sta crescendo in maniera esponenziale rispetto a 4 anni fa. Nell’ultimo quinquennio con la C.N.Ar. c’è un progetto di tutor e coach che aiutano alla progressione dei nuovi arbitri ed alla loro formazione. I coach internazionali sono destinati alla prima fascia. Basti pensare a Dave Pearson che cura quattro arbitri italiani e due scozzesi. Poi abbiamo i tutor che si differenziano in due tipologie: quelli che seguono gli arbitri sul campo e quelli per la formazione, il tutto concentrato all’Accademia di Tirrenia.”
Dam: “Questa domanda mi colpisce un po’ nel personale, faccio difficoltà ad accettare che purtroppo non c’è paragone tra nord e sud, se pensiamo all’incremento dei tesserati e alle strutture che ci sono al nord. Si dovrebbe investire di più. Creare una ” Seconda Tirrenia” meridionale che potrebbe bilanciare il divario.

3) Quanto è difficile oggi far emergere arbitri di qualità al sud Italia per il panorama nazionale e Oltralpe?
Def: “Purtroppo al sud abbiamo poco rugby e non è di alto livello ed è, quindi, consequenziale che ciò si rifletta anche in campo arbitrale. Basti pensare al quantitativo di partite disputate. E’ ovvio che un arbitro che lavora di più si affina prima, purtroppo questo non è il caso del sud. In generale, credo che questo movimento non sia supportato dovutamente dalle società, dove siamo noi a dover scovare talenti allo stato grezzo utili per il movimento, ma che purtroppo spesso hanno poca esperienza rugbistica e bisogna lavorare tanto. Questo è uno dei tanti handicap, ma posso garantire che, nonostante tutto, abbiamo arbitri che ci fanno onore al meridione, come: Schipani, Pacifico,una donna che è in Accademia, De Martino che ha esordito in eccellenza, Di Blasio ed altri.”
Dam: “Nonostante tutto c’è un valore in controtendenza, il sud ha sfornato dei grandi arbitri anche se non tanti, ma quelli che ci sono riusciti, hanno toccato alti livelli. Quindi se si è bravi, si emerge comunque, anche se, per chi viene dal sud, la strada si allunga. Intanto, credo sia difficile per ogni arbitro italiano emergere ora internazionalmente poiché non sono moltissimi gli anni in cui siamo nel Sei Nazioni e quindi siamo, in un certo senso, gli ultimi della lista e lo si è ancora di più se l’Italia non porta risultati. Purtroppo l’iter è questo e quindi dobbiamo rispettarlo. Per accorciare i tempi dovremmo portare dei risultati e quindi sicuramente verremmo presi di più in considerazione. E’ vero che l’Italia è cresciuta tanto, ma l’evoluzione deve essere costante e non lo è a volte, ma dobbiamo sempre considerare che ogni partita è a sé. Per esempio, riguardo a competizioni come l’Heineken Cup è meramente un fatto politico la presenza di certi arbitri e non di altri, ma che, comunque, va a collegarsi con la situazione della nazionale, dato che questa fa da traino, creando un effetto domino. Di conseguenza, se le franchigie o i club non portano risultati tali da accendere una spia di attenzione sui campi internazionali, ci tagliano fuori. E questa è una delle tante motivazioni.

4) Come mai, nonostante tutto questo lavoro, ci sono ancora arbitri che a livello internazionale non interpretano dovutamente il gioco?
Def: “La colpa è pressoché culturale su tutti i fronti, specialmente se si proviene da emisferi diversi. Gli errori di interpretazione ci possono essere, siamo anche noi esseri umani, ma onestamente non noto fatti incresciosi.”
Dam: “E’ un fattore culturale, legato alle origini. Per esempio, in Scozia – Italia, abbiamo avuto un arbitro sudafricano che è stato bonario e flessibile sull’area del placcaggio con una Scozia che ha giocato al limite del regolamento proprio in quell’area. Pertanto, il regolamento regala diverse sfumature per cui il limite tra l’oggettività e la soggettività diventa sottilissimo, ma qualche volta diviene evidente agli occhi di tutti. Questo genera un modo di arbitrare diverso per ogni singolo individuo. Gli arbitri dell’emisfero australe sull’area del placcaggio permettono cose che qui verrebbero fischiate immediatamente, però è solo una veduta diversa di gioco, non un ignorare la regola. In quella fase loro sono molto più veloci rispetto a noi che in quel punto ci contendiamo di più la palla. Noi, dell’emisfero nord, vediamo meglio il gioco chiuso e potremmo trovarci in difficoltà a gestire una loro partita rispetto alla velocità in cui vengono effettuate certe azioni. E’ certo che, oggi, chi arbitri sono diventati un po’ più spettacoli, nel caso specifico di Parisse, ci tengo a precisare che tifo Italia e che mi dispiace tantissimo. Si dice che il suo insulto sia rivolto ad un compagno, ma se così non fosse, è giusto che paghi, come pagano tutti. L’ira in una partita c’è sempre, anche se è incamerata, non tutti la gestiscono allo stesso modo, anche in base al momento.

Infine, la decisione dell’arbitro non si discute, è un ruolo fondamentale per ogni sport e che richiede caratteristiche personali particolari per poter gestire un compito così importante, al tempo stesso, non si sta chiedendo di essere dei supereroi, ma di essere precisi. Pertanto se vogliamo vedere un buon e un bel rugby dobbiamo solo lavorare ragionando con la passione e pensare di meno ai benefici personali. Anche il sud è l’Italia e trascinarselo dietro non risolve i problemi e ne li nasconde. Investiamo, investiamo, investiamo!

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