Talpe alla Dda: ecco come l’ex governatore Salvatore Cuffaro aiutò Cosa Nostra

Lo scorso 24 gennaio vi abbiamo parlato della condanna a 7 annni di carcere per l’ex Governatore della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, autore di una fuga di notizie che favorì Cosa Nostra.Cuffaro, condannato nel 2008 a 5 anni di carcere per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato i boss Cosa nostra, nel processo d’appello si è visto

Lo scorso 24 gennaio vi abbiamo parlato della condanna a 7 annni di carcere per l’ex Governatore della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, autore di una fuga di notizie che favorì Cosa Nostra.

Cuffaro, condannato nel 2008 a 5 anni di carcere per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato i boss Cosa nostra, nel processo d’appello si è visto aumentare la sua condanna di due anni.

Questo perché, secondo i giudici della Corte d’Appello di Palermo, l’ex governatore avrebbe favorito anche l’organizzazione di Cosa Nostra, non solo i suoi boss.

Alla luce di questo i giudici ritennero opportuno aggravare la condanna di secondo grado di Cuffaro ad aggiungere due anni. Ora, a distanza di qualche mese, sono state pubblicate le motivazioni di quella sentenza.

Secondo i giudici d’appello, Cuffaro fece quelle rivelazioni pur essendo consapevole di favorire l’intera organizzazione mafiosa.

Dal contenuto delle conversazioni ambientali intercettate presso l’abitazione del Guttadauro risulta proprio che alla scelta della candidatura Miceli si addivenne a seguito di un sostanziale ed effettivo accordo, certamente mai diretto ma mediato, che coinvolse proprio l’associato mafioso e l’imputato Cuffaro. Ciò che appare sicuramente incontestabile è la circostanza che il Cuffaro era perfettamente consapevole dell’appoggio fornito non soltanto a titolo personale da Guttadauro, ma dall’associazione mafiosa, alla candidatura Miceli, dei frequenti incontri tra i due, del rapporto confidenziale che essi avevano. Può quindi fondatamente ritenersi che la scelta della candidatura Miceli fu il risultato di una lunga partita a scacchi giocata dall’associato mafioso e da Cuffaro ognuno consapevole del ruolo e degli interessi dell’altro.

Si legge su La Repubblica di Palermo:

Un apporto concreto all’organizzazione mafiosa con cui intratteneva rapporti mediati dai suoi uomini più fidati, come Mimmo Miceli e Salvatore Aragona. Candidature alle elezioni regionali frutto di un accordo preventivo con i boss e un vero e proprio “sistema di controinformazione” messo su proprio allo scopo di avere in tempo reale notizie riservate su indagini di mafia che avrebbero potuto disvelare i suoi rapporti pericolosi. […] È proprio la consapevolezza degli strettissimi rapporti tra Miceli e Guttadauro e del ruolo di quest’ultimo al vertice di Cosa nostra che, secondo i giudici, prova che nel rivelare a Miceli l’esistenza di una microspia, poi ritrovata nel salotto del boss, Cuffaro era assolutamente consapevole di aiutare a eludere le investigazioni non solo l’amico ma anche il capomafia e la sua cosca.

E, ancora, come rivelano i giudici:

Cuffaro agì ritenendo non semplicemente possibile ma certo o altamente probabile l’evento della trasmissione della notizia anche al membro dell’organizzazione… E non soltanto è provato che Cuffaro volle aiutare Guttadauro, ma altresì che esso conosceva la posizione assolutamente particolare da questi ricoperta nel contesto associativo… E proprio operando in tal modo si realizzava pertanto una diretta agevolazione dell’associazione garantita nell’eludere quelle investigazioni che avevano a oggetto i rapporti tra i componenti della stessa ed esponenti politici. D’altra parte se Cuffaro avesse temuto di essere coinvolto nei rapporti pericolosi di Miceli, avrebbe potuto semplicemente tagliare ogni rapporto con lui. Di più: in modo analogo agì qualche tempo dopo, rivelando all’amico Francesco Campanella, poi diventato collaboratore di giustizia, l’esistenza di indagini su di lui ma anche sui Mandalà di Villabate, mettendo in guardia anche i mafiosi.

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