Caso Floyd: sceriffo si toglie l’elmetto e marcia con i manifestanti

Trump trasferito nel bunker della White House

Le proteste per il caso Floyd proseguono nelle città di tutta l’America. Oltre 50 agenti dei servizi segreti sono rimasti feriti a Washington DC, la Guardia Nazionale è stata dispiegata in tutta la nazione e qualcosa come 4.100 persone, tra cui la figlia del sindaco di New York, sono state arrestate solo nel weekend.

George Floyd è l’uomo di colore rimasto ucciso la scorsa settimana a Minneapolis, in Minnesota, mentre un agente di polizia bianco lo teneva in custodia schiacciandogli il collo con il ginocchio contro il marciapiede. Le dimostrazioni in tutti gli Stati Uniti hanno segnato disordini paragonabili solo a quelli successivi all’assassinio, nel 1968, di Martin Luther King.

La morte di Floyd ha fatto riesplodere la rabbia degli afroamericani, troppo spesso vittime di abusi e di omicidi preterintenzionali da parte della polizia. Per chi oggi protesta in 150 città americane, sono tutte vittime di un razzismo sistemico, un razzismo mai definitivamente tramontato nel Paese.

In questo clima incandescente, è degno di nota, riferisce “Dnyuz”, il gesto dello sceriffo Christopher Swanson della contea di Genesee, Michigan, che si è tolto l’elmetto davanti a una folla di manifestanti che protestavano indignati per la morte di Floyd e ha marciato con loro.

“Vogliamo stare davvero con tutti voi” ha detto lo sceriffo ai presenti, radunatisi a Flint. Lo sceriffo si è tolto il caschetto e gli ufficiali hanno posato i manganelli.

In tutto il Paese la polizia ha cercato di raffreddare gli animi con gesti simbolici e di solidarietà: a Camden, nel New Jersey, un capo della polizia ha guidato una marcia pacifica. A New York, gli agenti hanno marciato con manifestanti a Schenectady.

A Santa Cruz, in California, i poliziotti si sono inginocchiati con centinaia di manifestanti in ricordo della brutale morte di George Floyd, a memoria futura. Identica scena a New York City, dove gli ufficiali di polizia si sono inginocchiati nel Queens e a Times Square in mezzo alla folla.

Ma questo non è bastato a placare neanche lontanamente le proteste, la cui violenza ha fatto alzare il livello di allerta a Washington, dove il presidente Donald Trump, adorato dai “suprematisti”, è stato costretto a trasferirsi, per un breve lasso di tempo, nel bunker sotterraneo della Casa Bianca.

Ultime notizie su Donald Trump

Tutto su Donald Trump →