Mafia: chiesti 7 anni per Marcello Dell’Utri. Ma lui: «Mi candiderò fino alla morte»

Il senatore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa

di guido

È terminata pochi minuti fa la requisitoria al processo d’appello contro il senatore siciliano del Pdl Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il pm Luigi Patronaggio ha chiesto 7 anni di carcere per Dell’Utri, la stessa condanna che gli era stata comminata nel precedente appello, annullato poi in Cassazione perché i rapporti con Cosa nostra erano provati solo fino al 1979. Ma Patronaggio ha sostenuto che i rapporti tra Dell’Utri e la mafia non si siano mai interrotti e ha detto:

Da quando faccio il magistrato non ho mai incontrato un imputato chiamato a rispondere di un rapporto trentennale con Cosa nostra

Nel processo, si è parlato del ruolo di mediatore di Dell’Utri tra la criminalità organizzata e Silvio Berlusconi, sia negli anni ’80 che dopo la discesa in politica. Il pm ha anche teorizzato una estorsione di Totò Riina nei confronti di Berlusconi. Ma, se anche Dell’Utri dovesse essere condannato, potrà godere dell’immunità parlamentare visto che con tutta probabilità verrà ricandidato con un posto sicuro nelle liste Pdl. È proprio di stamattina un’intervista al Corriere della Sera.

Dell’Utri rifiuta l’etichetta di “impresentabile” e si dice sicuro della candidatura.

Certo che mi candido. Finché sono vivo continuerò a candidarmi. Non lo farò più solo da morto. Ma fin quando non sarò morto…

E nelle liste del Pdl, non di Grande Sud con Miccichè come si era detto in un primo momento.

Io con Gianfranco? Ma chi se l’è inventata questa storia? È una grande minchiata.

E per motivare il suo diritto a candidarsi nel partito di Berlusconi, Dell’Utri non usa giri di parole, in quel misto di linguaggio diretto e non che è tipico:

Pongo il quesito: chi sono io? Si faccia la domanda e si dia una risposta.

Un amico di Berlusconi?
Ecco, basta ricordarsi dove sto io, dove sono sempre stato.

Ma intanto la candidatura quasi certa di Dell’Utri, e anche di Nicola Cosentino, in lista con il Pdl continua a spaccare il partito, tanto che il segretario Alfano (quello che teorizzò “il partito degli onesti”) avrebbe rifiutato di presentarsi come capolista dove saranno candidati gli “impresentabili”.