Papa Francesco dopo l’attacco della Cei al governo: obbedienza alle restrizioni o torna pandemia

Il Papa smorza i toni con il governo dopo l’attacco della Cei sulla compromissione della libertà di culto

Papa Francesco, nella messa mattutina a Santa Marta, prova a smorzare i toni dopo l’attacco della Cei al governo sulla “compromissione della libertà di culto”, visto che in questo avvio di fase 2 non si potrà ancora celebrare messa.

Il Pontefice richiama alla “prudenza” e alla “obbedienza” rispetto ai decreti delle autorità. “In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizione per uscire dalla quarantena preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni” ha detto il Papa nell’intenzione di preghiera.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, accogliendo le critiche dei vescovi, si è detto dispiaciuto per “questo comprensibile rammarico nella Cei e nella chiesa italiana” assicurando che il governo lavorerà “per definire un protocollo per consentire ai fedeli di partecipare a cerimonie religiose in massima sicurezza. Avremo già un’apertura per le cerimonie funebri, poi con la Cei definiremo un percorso”.

Tornando alla messa del Papa a Santa Marta, Francesco ha stigmatizzato il “linciaggio sociale: anche questo succede con i martiri di oggi” facendo l’esempio di Asia Bibi: “Abbiamo visto dieci anni in carcere perché è stata giudicata da una calunnia e un popolo che vuole la morte davanti a questa valanga di notizie false che creano opinione e tante volte senza fare nulla”.

Un altro esempio è quello della Shoah che è “nata così, è stata creata l’opinione contro un popolo e poi è diventata normale, ‘vanno uccisi’, un modo di procedere per fare fuori la gente che ti disturba. Tutti sappiamo che questo non è buono ma c’è un piccolo linciaggio quotidiano che cerca di condannare la gente, di scartarla. Si crea una opinione e con quel ‘si dice’ si crea opinione per farla finita con una persona”.

Ma “la verità è un’altra – ha ammonito il Papa – è testimonianza del vero, è chiara, trasparente. Non tollera le pressioni. Pensiamo a Stefano, primo martire dopo Gesù e ai tanti martiri per cui si crea una fama e questa persona va uccisa e pensiamo a noi che con i nostri commenti tante volte iniziamo un linciaggio del genere”. Il Papa si è rivolto poi alle “istituzioni cristiane. Nelle nostre istituzioni lo abbiamo visto tante volte. No alla condanna che provoca il chiacchiericcio”.

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