Strage di Erba: spuntano intercettazioni di Mario Frigerio che potrebbero cambiare le carte in tavola

Probabile svolta nel processo d’appello ad Olindo Romano e Rosa Bazzi, già condannati in primo grado all’ergastolo per il quadruplice omicidio dell’11 dicembre 2006, noto come la strage di Erba. Domani, secondo il calendario, dovrebbe tenersi l’ultima udienza, poi i giudici si ritireranno in camera di consiglio e dovrebbero uscirne con la sentenza entro la


Probabile svolta nel processo d’appello ad Olindo Romano e Rosa Bazzi, già condannati in primo grado all’ergastolo per il quadruplice omicidio dell’11 dicembre 2006, noto come la strage di Erba.

Domani, secondo il calendario, dovrebbe tenersi l’ultima udienza, poi i giudici si ritireranno in camera di consiglio e dovrebbero uscirne con la sentenza entro la fine della giornata.

Questo è il programma, ma non è detto che venga rispettato: in queste ultime ore, infatti, sono emerse due intercettazioni del supertestimone Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage di Erba, risalenti al dicembre del 2006, pochi giorni dopo il massacro.

I due file audio, che saranno presentati domattina in Tribunale, sembrano confermare quanto sostenuto dalla difesa dei coniugi Romano: la confessione di Frigerio sarebbe stata indotta dal maresciallo dei carabinieri Luciano Gallorini.

15 dicembre 2006

Frigerio descrive il suo aggressore con queste parole:

un uomo mai visto prima, di carnagione olivastra […] probabile etnia araba, ha il colorito scuro, non nero, olivastro.

20 dicembre 2006

Mario Frigerio parla col maresciallo dei carabinieri Luciano Gallorini. Quest’ultimo, per la prima volta, ipotizza un coinvolgimento di Olindo Romano. Frigerio non conferma e non smentisce.

L’avrebbe saputo se era l’Olindo? […] Se lo vedesse sarebbe in grado di riconoscerlo? […] Poteva essere l’Olindo? […] Ho capito, pensava ad altra gente.

22 dicembre 2006. Si legge su Il Giornale:

Frigerio è in ospedale con i figli e l’avvocato Gabrielli. Nella stanza d’ospedale ci sono le microspie. Gabrielli è appena stato in Procura e al Ris di Parma che sta analizzando due accendini su cui forse possono trovare del dna. «Speriamo», dice con un filo di voce Frigerio. I due parlano per oltre venti minuti. Il nome di Olindo non viene mai fatto, e si capisce che tutti brancolano nel buio. Gabrielli è costretto a insistere: «Cerchi di rivivere quel giorno, come un film, magari se le viene in mente qualcosa che può essere utile. Faccia uno sforzo, abbandoni quell’ultimo momento». Frigerio non ricorda proprio nulla. Gabrielli parla di Azouz Marzouk, dei litigi con Raffaella. La voce di Frigerio quasi non si sente, ma lui risponde. «Ma lei si ricorda di questo viso qua si ricorda il viso o si ricorda solo una particolarità del viso…». Si sente un sussurro. E il legale: «I capelli? Tirati in avanti così? – dice ripetendo le parole del superteste – però corti… non era stempiato, pieno quindi…». Poi il congedo: «Se le viene in mente qualcosa mi raccomando mi faccia sapere».
Due giorni più tardi, alla vigilia di Natale, la figlia di Frigerio, Elena, viene avvertita che a Santo Stefano arriveranno i pm in ospedale. Lo dice al fratello e al padre, sempre intercettato. «Ma perché c’è qualcosa?» dice la donna al padre e al fratello. Le parole di Frigerio le ripetono i figli: «Io non c’ho un ca..o».

Il 26 dicembre dello stesso anno, pochi giorni dopo quanto abbiamo appena descritto, Frigerio riconoscerà ufficialmente Olindo, che chiama “Ottolino“, come suo aggressore. La sua dichiarazione viene registrata e potrebbe essere proprio questo video a far riaprire il dibattimento. Perché?

In un’altra intercettazione, datata 26 dicembre, si sentono i pm che cercano di convincere Frigerio a non fare il nome di Olindo a meno che non sia sicuro:

Sappiamo che il nome di Olindo gliel’hanno fatto i carabinieri. Non si faccia condizionare […] Non deve avere paura di noi come ha paura dei carabinieri. Fanno il loro lavoro, noi il nostro. […] L’Olindo? Ma è sicuro? […] Senta signor Frigerio, si dimentichi quello che le han detto i carabinieri. Non rimanga condizionato, perché sa…

Come se non bastasse, in queste ore è emersa anche la nuova strategia di Luisa Bordeaux, legale di Rosa Bazzi, che la scorsa settimana ha depositato una memoria in cui cerca di scagionare la sua assistita.

La condanna è stata il risultato della ingiustificata trasposizione alla signora Bazzi di quegli elementi che per la Corte di primo grado sarebbero stati probanti della penale responsabilità del marito, Olindo Romano. Su tali elementi raccolti nei confronti di costui, si è altresì operato secondo un meccanismo di “traslazione” probatoria nei confronti della moglie della cui validità sul piano non solo giuridico, ma anche semplicemente logico, è quantomeno ragionevole dubitare.

E, ancora:

Il signor Frigerio riconosceva non in lei, bensì nel marito Olindo, il proprio aggressore…. E in secondo luogo, il rinvenimento di una traccia di sangue riconducibile ad una delle vittime, la signora Valeria Cherubini, è sul battitacco sinistro dell’autovettura intestata al signor Olindo Romano. Particella che, per come già ampiamente argomentato dalla difesa, è tutt’altro che indicativa in modo univoco di una responsabilità di Olindo… Ma oltre alla assoluta mancanza di certezza scientifica in ordine alla responsabilità del signor Romano, occorre altresì evidenziare come l’autovettura di cui si discute certamente non veniva mai guidata dalla moglie Rosa per la elementare ragione che costei è addirittura sprovvista della patente, talché è del tutto inimmaginabile che usasse sedere proprio dal lato sinistro dell’auto, lato dove stanno i comandi. […] Nel corso di tutte le audizioni del signor Frigerio costui rende delle dichiarazioni che attingono esclusivamente la persona del suo aggressore, individuato in un uomo, mentre alcun riferimento costui opera in ordine alla presenza di altre persone sul luogo dei fatti. Ancor meno circa la presenza della signora Bazzi in quel contesto di spazio e di tempo.

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