Coronavirus, Renzi presenta il decalogo per ripartire

Renzi torna alla carica per la ripartenza dell’Italia: “Dovremo convivere per mesi, forse anni, col COVID-19. Non possiamo restare chiusi in casa”

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi si è già espresso nei giorni scorsi sulla riapertura dell’Italia appena possibile, ovviamente con criterio e con le dovute cautele, ma le sue parole sono state in parte fraintese. Oggi, quindi, Renzi ha voluto chiarire qual è la sua posizione, e quella di Italia Viva, sui prossimi passi che si potrebbero intraprendere in vista di un ritorno alla normalità se e quando ci saranno i presupposti.

Renzi su una cosa ha ragione: finché non ci sarà un vaccino non potremo mai dirci al riparo dal coronavirus COVID-19 e anche quando in Italia si potrà dire conclusa l’emergenza, e il virus inevitabilmente potrà continuare a circolare anche se in misura minore, saremo comunque circondati da Paesi in piena emergenza sanitaria, non soltanto in Europa dopo in molti Paesi il virus si è diffuso in ritardo rispetto all’Italia, ma anche in Paesi dell’Africa è decisamente più difficile adottare misure come quelle italiane.

L’OMS stima che ci vorranno almeno altri 18 mesi per avere un vaccino, a cui bisognerà inevitabilmente aggiungere le tempistiche per una distribuzione su larga scala. Questo significa, come sostiene Renzi, che “Dovremo convivere per mesi, forse anni, col COVID-19” e proprio per questo “non possiamo restare chiusi in casa per anni ma dobbiamo trovare un modo per uscire in sicurezza e lavorare rispettando le regole“.

Per questo, oltre a gestire al massimo delle proprie potenzialità la situazione di emergenza, è necessario che si dedichi del tempo anche a capire come far ripartire, lentamente e con tutte le precauzioni del caso, il Paese. Si potrebbe istituire una task force che ipotizzi i possibili scenari e arrivi a delle linee guida o una timeline delle azioni da intraprendere.

Renzi ha stilato un decalogo per la ripartenza dell’Italia:

  • 1. Le aziende che hanno mascherine, protezioni e rispettano le distanze sociali possono ripartire, anche prima di Pasqua se sono pronte. Se rispettano le regole, ovviamente. E se hanno tutti i dispositivi. Tra queste aziende mi piacerebbe tanto che riaprissero le librerie, vere e proprie farmacie dell’anima. Se proprio non vogliono prima di Pasqua, almeno subito dopo.
  • 2. Chi ha già gli anticorpi dovrebbe poter circolare liberamente. Questo vale per chi è guarito e ha la certificazione del doppio tampone. Ma anche per chi ha fatto il test sierologico e ha scoperto di aver contratto il Covid in modo asintomatico. Secondo un recente studio inglese, questi rappresentano il 10% della popolazione. Significherebbe che sei milioni di italiani hanno già avuto il Covid e possono girare liberi. Servono screening di massa, subito.
  • 3. Lo Stato deve dare garanzie alle Banche e le Banche devono dare subito – senza moduli, senza autocertificazione, senza lungaggini burocratiche – una cifra tra il 20 e il 25% del fatturato dello scorso anno e questa cifra va restituita senza interessi, in 100 rate mensili, a partire dal 2022.
  • 4. Le Terapie intensive disponibili devono essere 12.000. Erano 4.500 quando siamo partiti, 9.000 adesso grazie a un lavoro straordinario fatto in emergenza. Se arriviamo a quota 12.000 siamo probabilmente in grado di contenere la seconda ondata del contagio.
  • 5. La riapertura e l’uscita dalle case deve avvenire nei giorni successivi alla Pasqua, magari il 14 aprile che è il martedì successivo alla Pasquetta. I bambini devono avere un’ora d’aria da subito (firma anche tu la petizione proposta da due nostri giovani parlamentari, Marco Di Maio e Sara Moretto, che hanno ripreso un’idea lanciata dalla Ministra Elena Bonetti). Le persone con più di 70 anni dovranno uscire due settimane più tardi. Non faremo Pasqua con i nonni, ovviamente. A tutela dei nonni stessi, non per cattiveria, sia chiaro.
  • 6. Le scuole devono ripartire a maggio, almeno per le classi di terza media e quinta superiore. Per la riapertura deve essere garantito lo screening di tutti gli studenti e di tutti i professori. Non ci si deve arrendere alla cultura del 6 politico ma va assicurata a tutti la valutazione per il corrente anno.
  • 7. Mentre si attende la ripartenza, lo Stato deve passare un miliardo di euro ai comuni per rimettere in ordine le strade e un miliardo di euro agli enti locali per rimettere in ordine le scuole. Naturalmente, nei cantieri, deve essere garantita la piena sicurezza dei lavoratori. Le gare devono svolgersi in un giorno e devono riguardare i progetti già pronti. Anci e Ance vanno coinvolti in questo progetto a forte impatto sulla vita delle famiglie e in grado di migliorare la qualità della vita di tutti noi e attenuare il crollo del PIL.
  • 8. Deve partire subito il Piano Shock da 120 miliardi di € di cui parliamo da novembre e che trovate qui. Le infrastrutture, le opere pubbliche, le reti anche tecnologiche guideranno la ripartenza dell’Italia. Purché siano realizzate con commissari, non con procedure burocratiche insopportabili. Del resto, a Milano, coordinati da Guido Bertolaso, hanno fatto un ospedale in 10 giorni.
  • 9. Chi è in difficoltà deve essere aiutato dalla rete del terzo settore, dai comuni, dai soggetti dell’Alleanza contro la povertà. Ma occorre da subito non solo l’estensione della cassa integrazione ma anche il rinvio di mutui e tasse da farsi automaticamente, senza la necessità di portare moduli su moduli in banca. Deve scattare automatismo, non autorizzazione.
  • 10. In questi giorni il Parlamento deve essere perfettamente operativo, naturalmente in piena sicurezza per tutti. E per questo è fondamentale che l’eventuale via libera alla Tracciabilità dei dati sanitari passi da un esplicito voto parlamentare, non da un provvedimento del Governo. Ed è necessario che vi sia da subito un impegno esplicito per fare una commissione di inchiesta su ciò che non ha funzionato, dagli approvvigionamenti delle mascherine alle vendite allo scoperto in borsa, alla gestione delle carceri nei giorni della rivolta.

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