Coronavirus, Beppe Grillo: “Reddito universale per tutti, non facciamo come nel 2008”

Il co-fondatore di M5S lancia una proposta utopica per affrontare l’emergenza economica legata all’epidemia di COVID-19: un reddito universale di base per tutti.

Il co-fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, rimasto un po’ in disparte in queste settimane di assoluta emergenza per l’Italia e il resto del Mondo, ha rotto il silenzio con un post sul proprio blog personale per lanciare una proposta utopica: “un reddito di base universale, per diritto di nascita, destinato a tutti, dai più poveri ai più ricchi“.

Grillo parte snocciolando le stime dell’OMS:

L’Organizzazione internazionale del lavoro stima che la disoccupazione globale potrebbe colpire 25 milioni di persone (la crisi del 2008 ha comportato un aumento di 22 milioni di disoccupati). Si prevede una caduta libera delle entrate, un aumento esponenziale della disoccupazione e una riduzione del numero di ore lavorative. Milioni di persone cadranno sotto la soglia della povertà.

Questo significa che milioni di italiani potrebbero non avere un’entrata nei prossimi mesi. Visto quando accaduto con la crisi del 2007-2008, Grillo lancia la propria proposta:

È arrivato il momento di mettere l’uomo al centro e non più il mercato del lavoro. Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, creativo, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti i cittadini lo stesso livello di partenza: un reddito di base universale, per diritto di nascita, destinato a tutti, dai più poveri ai più ricchi.
La teoria economica dovrebbe sviluppare metodi per soddisfare i bisogni umani fondamentali di ognuno di noi. Quando questi bisogni vengono minacciati allora è il momento di ridefinire tutta la nostra esistenza con un reset totale.

Come recuperare i soldi necessari per questo ambizioso progetto? Grillo suggerisce una tassazione delle grandi fortune o una revisione delle imposte sui redditi da capitale o sulla proprietà intellettuale:

Si può andare dalla tassazione delle grandi fortune, dei grandi colossi digitali e tecnologici (Mark Zuckerberg, Bill Gates e Elon Musk sono sempre stati a favore del reddito universale), magari quelle a più alto tasso di automazione; o rivedere le imposte sui redditi da capitale e sulla proprietà intellettuale. Oppure le cosiddette “ecotasse”, come il Climate Incame, Reddito dal Clima, con una tassa sui combustibili fossili come carbone, petrolio e gas; o come avviene in Alaska dal 1982 con l’Alaska Permanent Fund: un dividendo del rendimento economico di un capitale pubblico, che attinge dalle compagnie fossili. Ogni anno, una parte delle entrate derivanti dal petrolio statale è messa in un fondo. Il governo piuttosto che spendere quel denaro, lo restituisce ai cittadini residenti, bambini compresi, attraverso un dividendo annuale.

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