Welfare: soluzioni pratiche o solo buone parole? Elida Tisi

La crisi incombe su cittadini e istituzioni come una spada di damocle, mentre i tagli al welfare sono sempre più pesanti. Trovare soluzioni concrete ai bisogni più urgenti diventa più che mai necessario. La responsabilità della società civile.

Bisogna “trasformare la riflessione sul welfare in mobilitazione cittadina generando una nuova cultura sulla qualità della vita, del benessere di tutti i cittadini, di coesione socialeche, in questo momento, mette in discussione il patto civile su cui viviamo. E’ la ricetta di Elida Tisi del Comune di Torino.

“Il welfare deve uscire dall’ambito degli addetti ai lavori e doventi un bene di tutti attraverso il quale possiamo migliorare la nostra qualità della vita”. Le priorità, in questo momento, sono “l’impoverimento di ceti che fino a ieri non avevano bisogno, a causa della perdita o dell’abbassamento del reddito; l’invecchiamento della popolazione verso cui tendiamo” che porta con sé il tema delle autosufficienze “che non dobbiamo sottovalutare”; “il problema casa, con il suo corollario di sfratti raddoppiati nelle città metropolitane dal 2011. Nei primi 6 mesi del 2012,  a Torino, c’è stato un incremento del 20%”.

“L’impatto di questi bisogni lo registriamo quotidianamente e in modo pressante. Stiamo faticosamente rientrando nel Patto di stabilità e la scelta delle spese è difficile e, spesso, va a toccare la carne viva”.

“Il cambio culturale deve essere animato dalla responsabilità dei cittadini, che si traduce in un atteggiamento non assistenziale ma proattivo, grazie alla consapevolezza. Le politiche a sostegno degli adulti in difficoltà devono sviluppare l’autonomia delle persone, elemento indispensabile”.

Per quanto riguarda le politiche della casa, “coabitazioni, convivenze, alloggi di transizione” potrebbero essere un’ottima soluzione temporanea per la situazione attuale, perché l’edilizia pubblica non basta.
 
“Le istituzioni non possono ignorare i problemi sul territorio ma nemmeno assumersi responsabilità che non gli competono come quella dei profughi, per i quali non abbiamo strumenti. La società civile organizzata si deve assumere la responsabilità in un territorio diventando soggetto attivo nella costruzione di welfare, non solo come risorsa umana ma, anche, economica, con una gamma di servizi diversificati, cuciti sulle persone” .

I Video di Blogo