Welfare: soluzioni pratiche o solo buone parole? Paola Dameri

La crisi incombe su cittadini e istituzioni come una spada di damocle, mentre i tagli al welfare sono sempre più pesanti. Trovare soluzioni concrete ai bisogni più urgenti diventa più che mai necessario. Fare rete per sostenere i più deboli.

A Genova, la crisi è, soprattutto a livello industriale. Si chiama Ilva, Fincantieri, espressione “dell’inquietudine della povertà e dell’incertezza del domani”, come sottolinea Paola Dameri, assessore ai Servizi sociali e alle Politiche della casa del capoluogo ligure.

“C’e’ una grande domanda di inclusione e uguaglianza perché la politica degli ultimi 10 anni ha creato grandi diseguaglianze che, fino a poco tempo fa, pensavamo riguardassero gli altri”. Per colmare questo gap, si potrebbero “spostare risorse dalle emergenze alle prevenzioni e innovazioni”. Le emergenze, infatti, “assorbono risorse che non vanno lontano e non permettono di innovare e portano a tralasciare la prevenzione”.

“Le risorse”, nel welfare, non sono solo i fondi monetizzabili ma anche capitale umano, come il lavoro di professionisti e volontari, “che va premiato, dandogli più spazio”.

Altra linea perseguibile è “la flat organisation: appiattire e snellire la forma organizzativa aiuta ad abbattere costi, a velocizzare i tempi e a migliorare il dialogo con il terzo settore”, andando verso un “welfare territoriale con decentramento verso i municipi, più vicini al territorio”, promuovendo “l’inclusione sociale”.

“Il disagio maggiore” è rappresentato dalla mancanza di una casa, “problema trasversale e drammatico, negli ultimi 2 anni”, e di un lavoro, condizione che richiede un maggiore “sostegno alla persona”. Per questo, “coinvolgere i cittadini che possono offrire qualcosa” è fondamentale, creando “una  rete di università, imprese e attività produttive, oltre al terzo settore, che è preziosissimo. La smart city vede il benessere condiviso e non appannaggio di pochi”.

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