Inghilterra: Leicester scommette “Salirà il salary cap”

Il presidente dei Tigers Peter Tom torna ad affrontare lo scottante tema del tetto salariale e dell’impossibilità dei club inglesi di competere alla pari in Europa.

Torna al centro del dibattito ovale britannico il famigerato salary cap. Il tetto salariale che impone una spesa massima stagionale ai club per quel che riguarda i contratti con i giocatori. Una politica per evitare derive economiche, ma anche per garantire maggior equilibrio tra i club. Ma che in Europa è un handicap.

Hanno eliminato il Tolosa – il club più ricco d’Europa -, ma la considerano l’eccezione che conferma la regola. I Leicester Tigers sono da sempre in prima linea contro il salary cap, convinti che impedisca ai club inglesi – e a loro in primis – di poter puntare realmente a vincere la Heineken Cup.

“Non sono mai stato a favore del salary cap e continuo a non esserlo – ha detto Tom, che continua –. Capisco perché esiste, molti dicono che è utile, ma è la Premier Rugby a decidere come applicarlo. Abbiamo appena firmato un ricchissimo contratto con BT e trovato un importante accordo con i giocatori inglesi, quindi sarei sorpreso che il salary cap non crescesse. Già dalla prossima stagione”.

Il problema, secondo il numero 1 dei Tigers, non è tanto arrivare ai campionissimi, quanto avere una rosa complessiva competitiva. “La difficoltà per i club inglesi è avere una rosa ampia, alternative. Quando i nazionali tornano dai test match autunnali non possiamo permetterci di farli riposare, perché gli impegni incombono. La forza dei club francesi e irlandesi sta proprio qui, loro possono permetterselo. Parliamo di 1 milione di sterline, che farebbero la differenza – spiega Tom, che poi fa un esempio molto attuale –. Contro Tolosa si è infortunato Steve Mafi e starà fuori un paio di mesi. Con l’attuale salary cap avremo problemi a trovare un sostituto all’altezza di Steve. Serve un po’ di buonsenso, soprattutto quando si parla di infortuni”.

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