Camorra: arrestato Nicola Panaro, boss dei Casalesi latitante da 7 anni

Sfuggito all’operazione Spartacus 3, è stato arrestato ieri sera intorno alle 20:00 Nicola Panaro, 41 anni, ritenuto il numero tre dei Casalesi e tra i trenta ricercati più pericolosi d’Italia. “Nicolino”, cugino di Francesco “Sandokan” Schiavone, di cui è considerato il luogotenente, si nascondeva in un appartamento di Lusciano (Caserta) sorvegliato da numerose telecamere. Ricercato

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Sfuggito all’operazione Spartacus 3, è stato arrestato ieri sera intorno alle 20:00 Nicola Panaro, 41 anni, ritenuto il numero tre dei Casalesi e tra i trenta ricercati più pericolosi d’Italia. “Nicolino”, cugino di Francesco “Sandokan” Schiavone, di cui è considerato il luogotenente, si nascondeva in un appartamento di Lusciano (Caserta) sorvegliato da numerose telecamere.

Ricercato per associazione mafiosa ed estorsione, Panaro era alla macchia da sette anni. Aveva fatto perdere le sue tracce nel 2002 dopo la scarcerazione disposta dalla prima sezione della Corte d’assise di Santa Maria Capua Vetere al termine del processo per l’omicidio di Aldo Scalzone, imprenditore edile, ucciso perché ritenuto un confidente della polizia.

I legali di Panaro riuscirono a dimostrare che nessuno dei pentiti ascoltati durante le indagini avesse esplicitamente accusato il loro assistito. Al momento dell’irruzione dei carabinieri Panaro non era armato e non ha opposto resistenza. Ora dovrà scontare 9 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione.

Il termometro della situazione subito dopo la cattura e altri particolari sulle indagini ce li fornisce Julie News:

Poco dopo l’arresto del 41enne, una folla si è radunata in via Vaticale, a Casal di Principe, davanti alla caserma dei carabinieri. Parenti, amici, semplici conoscenti. E, soprattutto, la parte di Casale che fa più audience: quella malata. Non sono mancati i momenti di tensione, quando i giornalisti presenti hanno cercato di riprendere l’arrivo di Nicola Panaro in caserma e la zona circostante. Uno degli operatori ha rimediato addirittura un calcio, non sfociato in una vera e propria aggressione probabilmente solo grazie alla massiccia presenza dei carabinieri sul posto. La folla, oltre cento persone, è rimasta all’esterno della caserma anche quando l’arrestato è stato portato via.

(…) Il 41enne è cugino e braccio destro di uno dei capi storici della camorra casalese, Francesco Schiavone, alias Sandokan. Per gli inquirenti aveva anche il ruolo di banchiere del clan. Un pezzo da novanta, insomma, destinatario di tre ordinanze di custodia cautelare: una per associazione camorristica, emessa nell’ambito di “Spartacus 3”, e le altre due per estorsione ai danni dei cantieri della ferrovia Alifana. Il nome di Panaro figurava inoltre tra i 30 latitanti più pericolosi d’Italia e nei suoi confronti era stato emesso anche un mandato di arresto internazionale.

(…) I carabinieri, al termine di indagini e accertamenti, sono riusciti a bloccarlo superando il ‘fortino tecnologico’ che si era preparato: a guardia dell’abitazione aveva sistemato telecamere ed altri congegni elettronici, poteva inoltre disporre di strumenti tecnologici all’avanguardia per sfuggire ai controlli. Un esperto informatico, così lo definiscono i carabinieri.

Il nome di Panaro, che nella gerarchia criminale del guppo camorristico viene collocato dagli investigatori immediatamente dietro alle primule rosse Zagaria e Iovine, era stato fatto di recente dal pentito Raffaele Piccolo. Dall’archivio di Repubblica:

DARIO DEL PORTO UN APPUNTO manoscritto di sette parole, scritto dal pentito del clan dei Casalesi Raffaele Piccolo: «’ O mericano del gpl gas Nicola Cosentino», si legge nel “pizzino” di cui il pentito, interrogato il 30 settembre, così spiega il contenuto: «’ O mericano è il soprannome di Nicola Cosentino, un politico di Casal di Principe che ha una carica in Parlamento. È del partito di Forza Italia, posso dire con precisione che lo stesso consente il “cambio assegni” ricevuti dal clan». Nella ricostruzione di Piccolo, l’ attuale sottosegretario all’ Economia del Pdl avrebbe rappresentato uno dei canali (gli altri erano un gioielliere e un costruttore) «a disposizione degli affiliati per il cambioe il riciclaggio di assegni» emessi da imprenditori sotto racket.

E indica in Nicola Schiavone, figlio del padrino Francesco detto “Sandokan”, libero e incensurato ma ritenuto elemento «emergente» della famiglia, e in Nicola Panaro gli unici «legittimati al rapporto diretto» con Cosentino. Anche se, aggiunge, «la disposizione era di evitare il più possibile di rivolgersi a Cosentino per ragioni di riservatezza». Piccolo sostiene di aver accompagnato nell’ estate 2003 Vincenzo Schiavone detto “copertone” a cambiare un assegno di 7500 euro: questi si sarebbe «allontanato in direzione della casa di Cosentino» confidandogli al ritorno «che era “tutto a posto” e i soldi sarebbero stati consegnati il giorno successivo».

Via | Eco di CasertaMetropolis web
Foto | Flickr

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