Intesa Sanpaolo lancia un’offerta pubblica di scambio su Ubi Banca

Intesa è la prima banca italiana, Ubi la quarta.

Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 2020 è arrivata una notizia bomba nel settore finanziario: Intesa Sanpaolo, prima banca italiana, lancia un’offerta pubblica di scambio su Ubi Banca, che è il quarto istituto di credito nazionale. Vengono proposte 17 azioni di Intesa ogni dieci azioni di Ubi per un corrispettivo che corrisponde a una valorizzazione di 4,25 euro contro i 3,33 euro della chiusura di Ubi e un premio del 27,6% sul valore di Borsa.

Quella avanzata da Intesa, secondo i ben informati, non è un’offerta concordata con Ubi, ma non è neanche ostile. La prima banca italiana ha anche diffuso un comunicato stampa ufficiale nel quale ha elogiato Ubi:

“Intesa Sanpaolo considera UBI Banca tra le migliori banche italiane, radicata nelle regioni italiane più dinamiche, con rilevanti risultati conseguiti grazie all’eccellente lavoro svolto dal Ceo e dal management e con un valido Piano di Impresa, che nel Gruppo risultante dall’operazione possono trovare non solo continuità di realizzazione ma anche ulteriore valorizzazione […] Ubi Banca si contraddistingue per le affinità con Intesa Sanpaolo, in particolare per quanto concerne modello di business e valori aziendali, anche perché molte persone del management di UBI Banca hanno avuto un percorso professionale che in precedenza si è svolto nel Gruppo Intesa Sanpaolo”

Intesa spiega anche qual è il fine dell’operazione pubblica di scambio lanciata stanotte al termine del Consiglio di amministrazione:

“Il modello di business, il posizionamento di mercato e la copertura territoriale, il set di valori condivisi dal management, il forte orientamento al supporto dell’economia italiana e alla crescita sostenibile e inclusiva e la forte presenza di stakeholder italiani rendono Ubi Banca un’azienda che esprime in larga parte un profilo omogeneo a quello dell’Offerente e, quindi, un’azienda la cui integrazione potrebbe avvenire in maniera fluida”

Intesa si è avvalsa come advisor di Mediobanca e Studio Pedersoli e nei documenti che ha approvato ieri il Cda viene spiegato che si prevedono sinergie per la possibile fusone di Ubi nel Gruppo di 730 milioni di euro lordi l’anno e l’utile consolidato del Gruppo potrebbe essere superiore ai 6 miliardi di euro dal 2022.

Intanto, per evitare problemi con l’Antitrust, Intesa ha già provveduto a stipulare un accordo vincolante con Bper Banca, che prevede la cessione di un ramo d’azienda costituito da un insieme di filiali del Gruppo risultante dall’operazione (400-500 filiali) e dai rispettivi dipendenti e rapporti con la clientela, per un corrispettivo in denaro che ammonterebbe al 55% del patrimonio in termini di Common Equity Tier 1 del ramo (soggetto ad aggiustamento in sede di perfezionamento). C’è anche un accordo vincolante con UnipolSai Assicurazioni che prevede la cessione per un corrispettivo in denaro di attività assicurative.

Nel comunicato si legge anche che questa operazione potrebbe portare all’assunzione di 2500 giovani a fronte di 2030 uscite per supportare la crescita del Gruppo e promuovere il ricambio generazionale. Ora Intesa Sanpaolo sottoporrà la proposta di delega per l’aumento di capitale al servizio dell’offerta per l’acquisto di Ubi Banca all’approvazione dell’assemblea straordinaria dei soci che è convocata per il 27 aprile. Poi, “nei più brevi tempi tecnici dopo l’ottenimento delle autorizzazioni”, il Cda provvederà a deliberare l’aumento di capitale.