Open Arms, la difesa di Salvini che rischia un altro processo: “L’Italia non aveva l’obbligo di assegnare il porto”

Open Arms, la memoria di Salvini: “È lo Stato di bandiera della nave che deve indicare il porto sicuro”. Domani riunione in Giunta al Senato

In merito al caso Open Arms l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini ha depositato in Giunta per le Immunità del Senato una memoria in cui spiega che l’Italia “non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms” avvenuti “al di fuori di aree di sua pertinenza”.

La vicenda è quella della Open Arms, la nave battente bandiera spagnola, affittata dalla Ong Pro-Activa Open Arms, che ad agosto sbarcò in Sicilia dopo nervose trattative tra paesi europei, con a bordo i naufraghi soccorsi in zona Sar libica. Secondo Salvini l’Italia non aveva nessun obbligo di assegnare un porto sicuro alla nave Ong che invece voleva imporre al governo l’approdo nel nostro Paese.

Nella memoria si legge che l’imbarcazione era omologata per 19 persone ma che il comandante dopo il primo salvataggio da 55 persone in zona Sar libica l’1 agosto, ne ha soccorse e fatte salire sulla nave altre 69 il giorno dopo. A quel punto, secondo Salvini, la nave doveva dirigersi verso Spagna, Malta (il posto più vicino al salvataggio) o Tunisia ma “il comandante ha deliberatamente scelto l’Italia quale luogo di attracco e sbarco”.

Le accuse all’ex ministro dell’Interno

Salvini nel caso Open Arms è accusato dal Tribunale dei ministri di Palermo di sequestro di persona e abuso oppure omissione di atti d’ufficio. Domani alle 13 ci sarà la riunione della Giunta e in quella sede il relatore, presidente Maurizio Gasparri, dovrà fare la sua proposta. Seguiranno il dibattito e le decisioni successive.

Per il 27 febbraio è previsto il voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini che dovrà già affrontare il processo, sempre per l’accusa di sequestro di persona, relativo al caso Gregoretti, dopo il via libera dell’aula di Palazzo Madama.

Nella memoria difensiva presentata dal senatore Salvini per la Open Arms si parla dello scambio di corrispondenza tra Malta e Spagna nei primi giorni dello scorso agosto in merito a chi spettasse assegnare il porto sicuro, scambio in cui Roma non è mai citata.

Il comandante della Open Arms

La colpa sarebbe soprattutto del comandante della Open Arms che avrebbe rifiutato il porto sicuro indicato successivamente dalla Spagna solo perché voleva far sbarcare i migranti in Italia, come già accaduto a marzo 2018, ricorda Salvini, quando il comandante rimediò un’accusa di violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con il Viminale parte lesa.

Per Salvini “è sicuramente lo Stato di bandiera della nave che ha provveduto al salvataggio che deve indicare il Pos (Porto sicuro di sbarco) nei casi di operazioni effettuate in autonomia da navi Ong”. Quindi: “L’indicazione spettava a Spagna o Malta” non certo all’Italia. Open Arms aveva avanzato all’Italia richiesta di assegnare un porto sicuro nella serata del 2 agosto ma appunto, secondo la memoria, fornire una risposta non era di competenza del nostro governo.

Una difesa in punta di diritto da parte di Salvini, che ora rischia un secondo processo per la sua politica dei “porti chiusi” su cui ha costruito buona parte del consenso elettorale leghista. Altri Paesi “avevano l’obbligo di accogliere Open Arms” il cui arrivo e sbarco in Italia era stato interdetto con un decreto firmato il primo agosto dai dicasteri dell’Interno, della Difesa e delle Infrastrutture.

“È quindi paradossale affermare che per il solo fatto di essere entrata in acque italiane senza aver ottenuto il Pos, possa configurarsi il reato di sequestro di persona” è la conclusione dell’ex ministro.

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