Napoli: interdittiva antimafia per International Security, società di vigilanza Consiglio regionale Campania

Un’interdittiva antimafia ha colpito la società che si occupa della vigilanza del Consiglio regionale della Campania. Paradossale ma tant’è. Da Julie News:Nei corridoi se ne parlava eccome anche perché c’è un filo diretto che collega i fratelli Buglione, Carmine e Antonio, (titolari di una serie di società) ad un’altra inchiesta, quella sugli appalti in Regione

di remar


Un’interdittiva antimafia ha colpito la società che si occupa della vigilanza del Consiglio regionale della Campania. Paradossale ma tant’è. Da Julie News:

Nei corridoi se ne parlava eccome anche perché c’è un filo diretto che collega i fratelli Buglione, Carmine e Antonio, (titolari di una serie di società) ad un’altra inchiesta, quella sugli appalti in Regione inquinati che è costata una condanna per “associazione a delinquere” al riconfermato consigliere regionale di centodestra Roberto Conte.

Il gruppo ispettivo Antimafia (…) ha messo penna su carta conclusioni che non lasciano spazio all’interpretazione “Nei confronti delle aziende riferibili ai fratelli Buglione sussistono concreti, univoci elementi di permeabilità e contiguità con la criminalità organizzata e che rilevano, comunque, l’inconfutabile sussistenza nei confronti delle aziende agli stessi riferibili, dei tentativi di infiltrazione mafiosa”.

E ancora:

Il Gia lo scrive in 29 pagine, mentre in alcuni verbali di marzo ci sarebbero le prove inconfutabili della collusione del gruppo imprenditoriale dei Buglione con la criminalità organizzata. Gli investigatori hanno acquisito documenti ed approfondito gli intrecci societari per scovare connivenze e collusioni tra l’imprenditoria deviata ed i clan della camorra. Le indagini sull’attività dei fratelli Buglione si sono soffermate su una società in particolare: la “International security service, della quale Carmine Buglione risulta socio e vicepresidente. Quella che ha vinto l’appalto in Regione Campania per garantire sicurezza al Consiglio.

Il Gia non ha dubbi. Infatti, il Gruppo investigativo Antimafia spiega come i fratelli Buglione tentavano di aggirare con le aziende a loro riconducibili la legislazione antimafia. Nel mirino ci sono diverse società come la “Gestire spa”, la “Mondial security”, l’ “Europolice”. Insomma, Carmine e Antonio tentavano di aggirare l’ostacolo cedendo le loro quote ad altre persone a loro riconducibili, tra cui pure familiari. Un meccanismo che consentiva al “gruppo in odore di camorra” “di continuare ad espandere le proprie attività nel settore della vigilanza armata, come attestano le rimarcate partecipazioni negli assetti di altri istituti di vigilanza”.

Intanto i 400 dipendenti della “International security” sono sul piede di guerra: per quell’interdittiva emessa dalla prefettura ora rischiano di perdere il posto di lavoro. L’ascesa imprenditoriale dei fratelli Buglione è riportata da questo articolo de L’espresso del 2006:

Ne hanno fatta di strada i fratelli Buglione di Saviano. Da piccoli raccomandati di provincia a massimi esperti di sicurezza, micro e macrocriminalità. Con la loro rete di agenzie di polizia, proteggono un terzo di Napoli. Sono tanto stimati che, grazie a una gara d’appalto del 2005, i loro vigilantes sono diventati la guardia privata della Regione Campania. Così ha deliberato una commissione della giunta di Antonio Bassolino quando ha dovuto stabilire chi doveva presidiare gli uffici e le sedi del Consiglio regionale. L’annuncio sul ‘Bollettino ufficiale’ era tanto stringato che solo gli addetti ai lavori se ne sono accorti. Cinque righe per un contratto da 4 milioni e mezzo di euro.

(…) Le forze dell’ordine chiudono i commissariati in città. E gli istituti di vigilanza cresciuti intorno ad Antonio Buglione, 50 anni, e al fratello Carlo, 42, prendono il loro posto. Oltre alla Regione, vigilano ormai sulle Asl, la Ferrovia Circumvesuviana, lo smaltimento dei rifiuti, le banche, i caveau, i furgoni blindati. L’80 per cento del movimento di soldi in Campania dipende da loro. E un terzo del mercato napoletano della sicurezza è sempre loro: pattuglie stradali, industrie, negozi, portinerie. Basta dividere 200 milioni per tre, il giro d’affari complessivo, e si capisce quanto è forte la holding.

(…) Il successo iniziale delle guardie private della Regione è legato a un nome che ha lasciato tanti eredi politici a Napoli: Carmine Mensorio, senatore della Dc e poi del Ccd, uscito dieci anni fa dall’inchiesta sugli intrecci tra camorra, borghesia e alti funzionari dello Stato buttandosi dal traghetto che lo stava riportando ad Ancona dalla latitanza in Grecia.

(…) Di quei primi anni restano tanti ricordi. In parte scritti su carta intestata della Direzione distrettuale antimafia. Oppure le agghiaccianti testimonianze dei boss pentiti Pasquale Galasso e Carmine Alfieri. “Con il titolare di quell’istituto, anzi preciso con uno dei titolari di quell’istituto”, racconta Galasso, “Alfieri era in contatto assai stretto per il tramite di Geppino Autorino. Tali rapporti di Alfieri con quell’istituto, sono dimostrati anche dal fatto che il primo si rivolgeva al secondo per ottenere assunzioni di persone fidate (…).

Il resto lo trovate qui.

Foto | Flickr

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