Lazio, estorsione con metodi mafiosi: arrestata l’ex consigliera regionale Gina Cetrone

L’ex consigliera regionale del Lazio Gina Cetrone è stata arrestata insieme ad altre quattro persone con l’accusa di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso.

Le autorità di Latina hanno arrestato questa mattina la coordinatrice per il Lazio del nuovo partito fondato da Giovanni Toti, l’ex consigliera regionale Gina Cetrone, accusata insieme ad altre persone di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso.

L’operazione è scattata su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. A finire in manette insieme a Gina Cetrone sono stati Armando Di Silvio, Gianluca Di Silvio, Samuele Di Silvio e Umberto Pagliaroli.

Stando a quanto ricostruito nel corso delle indagini, i fatti risalirebbero al periodo compreso tra l’aprile e il giugno 2016. La nota della Questura descrive in modo molto chiaro l’accaduto:

Nell’Aprile del 2016, la Cetrone e Pagliaroli, quali creditori nei confronti di un imprenditore di origini abruzzesi, in relazione a pregresse forniture di vetro effettuate dalla società Vetritalia srl, società a loro riconducibile, richiedevano l’intervento di Samuele e Gianluca Di Silvio e Agostino Riccardo per la riscossione del credito in questione, previa autorizzazione di Amando Di Silvio detto “Lallà”, capo dell’associazione di stampo mafioso a lui riconducibile.

Pagliaroli e Cetrone, eletta nella Regione Lazio nel 2010 con la lista di centrodestra di Renata Polverini, avrebbe invitato a casa l’imprenditore che le doveva dei soldi e, secondo l’accusa, gli avrebbe impedito di andarsene grazie alle minacce dei De Silvio:

I due lo costringevano ad attendere Agostino Riccardo e i Di Silvio, i quali, una volta giunti, lo minacciavano, prospettando implicitamente conseguenze e ritorsioni violente nei confronti della sua persona o dei suoi beni. In tal modo, gli stessi costringevano l’imprenditore a recarsi il giorno dopo in Banca, sotto la stretta sorveglianza dei tre e di Pagliaroli che lo attendevano fuori dall’istituto bancario, e ad effettuare un bonifico di 15.000 euro a favore della società Vetritalia Srl, nonché a consegnare a loro “per il disturbo” la somma di 600 euro.

I cinque, vista la gravità delle accuse che vengono loro contestate, sono stati condotti in carcere.

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