Adro e la mensa della scuola: le maestre e le bidelle si ‘tassano’ per pagare il pranzo a 15 bambini

Si torna a parlare della mensa della scuola di Adro. Ma questa volta per una lodevole opera di bene.

UPDATE 22 gennaio!
Un benefattore anonimo ha versato la cifra necessaria per garantire la mensa ai 15 bambini.

Ci si chiedeva, quando esplose il caso ‘Adro’, come è possibile lasciare senza mangiare i bambini ‘morosi’, davanti a tutti come piccoli emarginati?

Del caso si erano occupate fior fior di trasmissioni televisive per ottenere la stessa risposta dal sindaco leghista Oscar Lancini – quello che aveva anche provato a mettere un po’ ovunque i simboli del Sole delle Alpi all’interno del polo scolastico “Gianfranco Miglio” -: nel caso in cui le famiglie non versino la retta (che come leggiamo su Repubblica è di 30 euro mensili, comprensive di scuolabus), i bambini non possano mangiare in mensa.

Però questa volta il preside Gianluigi Cadei, due bidelle e alcune insegnanti hanno deciso di fare qualcosa per i 15 bambini che verrebbero esclusi: hanno deciso di ‘autotassarsi’ e pagare loro la retta.

Damiano Galletti, segretario generale della Camera del lavoro di Brescia, ha commentato:

“Già nel corso dell’anno scolastico 2011-2012 il sindaco Lancini aveva imposto alla dirigenza scolastica l’adozione di questo provvedimento e noi di Cgil, insieme con Caritas, privati cittadini e altre associazioni, avevamo dato il via a una raccolta di fondi per garantire il servizio mensa e trasporto a scuola per tutti i bambini. Poi un imprenditore di Adro si era addirittura fatto carico dei debiti delle famiglie in difficoltà, dando prova di grande umanità e venendo nominato a seguito del gesto Cavaliere della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano”

L’adesione all’iniziativa, ha precisato Galletti, è libera, ma sono tutti d’accordo (compresi: l’intero corpo docente, il dirigente scolastico e il personale ausiliario).

Anche perchè i bambini vengono da famiglie in difficoltà, in cui i padri e le madri hanno perso il lavoro per colpa della crisi (fonte Corriere).

Questa è la Lombardia che ci piace.