Cosa sono le quote latte e perché è indagata la Lega Nord

L’inchiesta che ha coinvolto la Lega

di guido

L’irruzione della Guardia di Finanza nella sede della Lega Nord, oltre a scatenare i giornali del centrodestra sulla “giustizia a orologeria”, riaprono il capitolo delle quote latte, un capitolo particolarmente dolente per l’Italia che si trova in difetto nei confronti dell’Europa, economicamente e politicamente. Ma cosa sono le quote latte?

I limiti alla produzione. L’Unione Europea, già a partire dal 1984, stabilì dei limiti alla quantità di latte che ognuno dei 27 stati può produrre. Si tratta di una restrizione del libero mercato, e come tale è sempre stata oggetto di polemiche, ma è stata pensata per evitare che una sovrabbondanza di latte causasse un crollo del suo prezzo e quindi degli introiti per gli allevatori. Dal 2015 la produzione sarà invece liberalizzata.

La produzione italiana. L’Italia, che con la Germania è tra i maggiori produttori europei di latte, ha accumulato nel corso degli anni 4 miliardi di multe per aver sforato le quote. La normativa prevede che se la produzione totale è superiore alle quote, le multe devono essere pagate anche dagli allevatori che non hanno sforato: in realtà, per molti lo Stato si è fatto carico delle multe, sollevando gli allevatori. Ma l’Ue ritiene questo un aiuto di Stato, e ha aperto una procedura di infrazione contro il nostro paese.

Le dilazioni nei pagamenti. La Lega Nord è stata sempre in prima linea nel difendere gli allevatori, anche quando le violazioni erano palesi (e ideologiche). Nel momento in cui lo Stato non ha più potuto farsi carico delle multe, la Lega ha proposto dilazioni dei pagamenti e rateizzazioni più favorevoli. Quando era ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia promosse in questo senso un provvedimento che però favorì in pratica solo alcuni allevatori vicini al Carroccio, mentre nel 2010 Tremonti inserì in manovra un’ulteriore rateizzazione su cui però Bruxelles ha aperto un contenzioso.

L’inchiesta sulla Lega. Non è però per questo che le Fiamme Gialle hanno perquisito la sede della Lega. Più prosaicamente, l’indagine è nata dal fallimento della cooperativa (vicina alla Lega) La Lombarda, guidata da Alessio Crippa, detto “il Robin Hood delle quote latte”. Crippa è già stato condannato nel 2011 per essersi appropriato dei soldi non versati all’Ue per le quote latte e per aver truffato l’agenzia governativa Agea. La Lombarda è fallita lasciando un buco di 80 milioni di euro, e nella bancarotta si sospetta anche il pagamento di tangenti a esponenti leghisti in cambio di interventi legislativi a favore degli agricoltori. Nell’indagine gli inquirenti hanno interrogato gli ex ministri Zaia e Galan, l’ex capo di gabinetto del ministero e la presidente della provincia di Cuneo Gianna Gancia, moglie di Calderoli.