Elezioni Emilia-Romagna, le due piazze di Bibbiano: Salvini vs Sardine

Bibbiano ancora al centro della scena politica. Questa sera c’erano Salvini e le Sardine, ognuno con la propria piazza

A Bibbiano come a Bologna. Questa sera Salvini ha chiamato nuovamente a raccolta il suo popolo nel piccolo comune del reggiano, con l’intenzione di tornare a speculare sull’inquietante inchiesta ‘Angeli e Demoni’ e quindi sui presunti casi di affidi irregolari di minori. Il processo non è neanche partito, eppure Salvini era lì per chiedere genericamente “giustizia per i bambini” sull’onda di quel sensazionalismo alimentato da larga parte di certa stampa e certa politica, che insieme hanno speculato con bramosia su una vicenda delicatissima, cercando di strumentalizzarla e spettacolarizzarla il più possibile.

Stasera è andato in scena il Salvini giustizialista e nazional-popolare; ha parlato da un palco sormontato dall’enorme scritta ‘Giù le mani dai bambini‘, “per dare voce a chi non c’è più” perché “ci sono mamme e papà che non hanno retto e che non ci sono più“. Quali mamme e quali papà? E in quale contesto? Non ci è dato sapere e soprattutto poco importa: lo slogan oggettivamente è efficace, proprio perché vacuo.

E poi ancora avanti con messaggi buoni per tutte le stagioni, specialmente quelle infiammate da una campagna elettorale come quella emiliano-romagnola: “Stasera vuole essere una serata per unire, non della politica. Dispiace che a qualche metro di distanza ci sia chi (le sardine ndr) è pronto a fare polemiche. Il bene dei bambini deve unire tutti. Noi non siamo qui ad accusare nessuno, ma a chiedere giustizia, fin da domani faremo tutto il possibile per avere giustizia“.

E ancora: “Più di 26mila bambini lontani, in alcuni casi con motivi giustificati, ma se uno solo dei 26mila bambini fosse lontano senza motivo è dovere di popolo dignitoso riportarlo a casa. Alcuni bambini, ce lo diciamo, sono stati portati via per un business, per fare quattrini. C’è da rivedere la legge sull’affido condiviso. Io assicura sono pronto a dare la vita per riportare a casa questi bambini“.

Sul palco di Salvini ha trovato ospitalità anche la mamma di Tommaso Onofri, il bambino di poco meno di due anni che venne rapito e ucciso nel 2006, anno nel quale divenne un caso nazionale in grado di capitalizzare l’attenzione mediatica. La donna era lì per protestare contro il permesso premio concesso dopo 14 anni di reclusione ad Antonella Conserva, la donna condannata per il sequestro di persona e finita in galera al pari del suo ex compagno Mario Alessi e dell’altro complice Salvatore Raimondi.

La mamma del povero bambino, Paola Pellinghelli, è stata presentata da Salvini come “la mamma di Tommy, un angelo che è su e aspetta giustizia“; una frase totalmente illogica visto che già esiste da un pezzo una verità processuale, ma al tempo stesso perfetta per strizzare l’occhio all’uomo della strada, quello che preferirebbe la lapidazione e la legge del taglione dei mujahidin ai processi e al diritto. La donna ha parlato del permesso premio concesso alla Conserva e l’ha fatto con quel carico emotivo caratteristico di chi è stato legittimamente segnato da una vicenda personale: “Un macigno, dopo 14 anni di carcere è uscita per un permesso premio, scontati due terzi della pena, mi auguravo che il giudice non li concedesse“.

Quale fosse il legame tra la storia di Tommaso Onofri e quella dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ non è chiaro. Ma è inutile stupirsi, perché Salvini è così: concede spazio un po’ a tutti, purché alla fine ci si possa lasciar andare ad un po’ di insano qualunquismo facendo un minestrone di tutto. Il clima è quello della caccia alle streghe; del dito puntato contro “il sistema che non funziona“. Poco importa che la Lega e Salvini stesso abbiano rappresentato proprio il sistema stando al Governo per 3339 giorni con Berlusconi e poi per altri 441 con i 5 Stelle. La Lega di Salvini, incredibilmente, è riuscita a prendere le distanze da tutte le storture e le brutture – o presunte tali – del sistema, come se non avesse alcuna responsabilità politica sul tema degli affidi o su quello dei permessi premio. Come se fosse dotata di una verginità monacale.

Nella piazza di questo show raccapricciante ci sarebbero dovute essere le sardine; l’avevano prenotata per primi, ma l’hanno dovuta giustamente cedere alla Lega perché questa è una forza politica impegnata in campagna elettorale.

Le sardine, però, non hanno voluto rinunciare ai riflettori di Bibbiano per esserci anche loro, finendo inevitabilmente con lo speculare allo stesso modo sulla vicenda. Anche in questo caso Santori ha voluto sottolineare di aver vinto la sfida delle presenze, proprio come avvenne a Bologna il 14 novembre scorso quando nacque questa contrapposizione di piazza. Come se poi questo dato possa avere un qualche valore quando ci si sta per misurare alle urne.

Per l’ispiratore del Movimento “il senso della sua manifestazione” era quello di “rendersi conto di quanta discrepanza c’è tra il reale e la mediaticità di un fenomeno. Di quanto una macchina mediatica può falsare e creare discrepanza con la realtà“. Lo slogan del comizio che si tiene in contemporanea a poche centinaia di metri di distanza, per Santori è “marketing strumentale di un caso giudiziario che dà per scontato che non ci siano persone qui che tengono ai bambini. È evidentemente erroneo e strumentale“.

Per fortuna mancano solo pochi giorni alla chiusura della campagna elettorale.

Ultime notizie su Elezioni regionali

Tutto su Elezioni regionali →