Referendum sul taglio dei parlamentari: via libera dalla Cassazione

Il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari si terrà tra la fine di marzo e l’inizio di giugno

Il più assurdo spreco di denaro pubblico si consumerà presto. L’ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione ha infatti depositato oggi un’ordinanza con la quale “ha dichiarato che la richiesta di referendum sul testo di legge costituzionale recante ‘modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, sorretta dalla firma di 71 Senatori, è conforme all’art. 138 Cost. ed ha accertato la legittimità del quesito refendario dalla stessa proposto“.

Entro due mesi il Consiglio dei Ministri dovrà decidere quando convocare le urne, in una data compresa tra il 50esimo ed il 70esimo giorno successivo allo svolgimento dello stesso Cdm, al quale seguirà la convocazione del Presidente della Repubblica. La finestra per il voto andrà quindi dalla fine di marzo all’inizio di giugno.

Formalmente è tutto corretto, assolutamente ineccepibile. Va però sottolineato come questa riforma sia ampiamente sostenuta dalla maggioranza assoluta degli italiani e non si tratta di un mistero per nessuno, neanche per i 71 senatori che hanno firmato per congelarla. Questo referendum servirà solo a confermare l’ovvio e costerà alla collettività circa 300 milioni di euro per la sua organizzazione. Se si pensa che il taglio dei parlamentari comporterà un risparmio di circa 410 milioni di euro a legislatura, si comprende facilmente quanto tutto questo sia demenziale.

Sono più interessanti i risvolti politici nel breve periodo. Qualora dovessimo andare incontro ad una crisi di Governo e il Presidente della Repubblica dovesse sciogliere le Camere prima della data del referendum, alle prossime elezioni politiche si eleggerebbero deputati e senatori nel numero previsto dalla Costituzione prima della riforma voluta dai 5 Stelle. Chissà che non bolla già qualcosa in pentola in tal senso; una bella crisi di Governo salva poltrone, sulla quale potrebbero concordare un po’ tutti per ragioni di opportunità personale.

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