Sardine: “Daspo per chi insulta e minaccia sui social network”

Le Sardine lanciano una proposta al governo: perchè non introdurre un Daspo per chi insulta e minaccia sui social network? “La linea con la censura è fragile, ma iniziamo a parlarne”.

I social network sono ancora oggi una giungla in cui tutto o quasi sembra lecito, la quasi totalità degli insulti e delle minacce resta impunito, anche se il lavoro di associazioni come Odiare ti costa sta iniziando a mettere i responsabili davanti alla realtà dei fatti: i social non sono così diversi dalla vita vera e chi insulta o minaccia qualcuno rischia di dover fare i conti con la giustizia come se quell’azione fosse stata compiuta in una pubblica piazza.

L’ultimo caso purtroppo celebre, e ad oggi impunito, riguarda ancora una volta il leader della Lega Matteo Salvini, che per screditare gli avversari non guarda in faccia nessuno. La Bestia non ci ha pensato due volte prima di ridicolizzare un attivista di San Pietro in Casale, Sergio Echamanov, ora destinatario di centinaia di minacce da parte dei seguaci più beceri di Matteo Salvini.

Da qui la proposta delle Sardine. Perché non introdurre una sorta di Daspo per chi fomenta l’odio sui social network? Uno dei leader delle Sardine, Mattia Santori, ne ha parlato questa mattina a Bologna, pur riconoscendo l’oggettiva difficoltà di una misura del genere:

La linea con la censura è fragile, ma iniziamo a parlarne. Se qualcuno non è in grado di comportarsi nell’arena pubblica allora non può entrare in quell’arena. Visto che si sta parlando di rimettere mano ai decreti sicurezza perché non aggiungere anche questo? Serve una maggiore sicurezza digitale.

Sulla carta il discorso non fa una piega, ma forse più che il governo dovrebbe essere proprio Facebook ad intervenire bloccando temporaneamente i profili come accade già per chi condivide immagini e materiali che violano le linee guida del social network.

Il problema, però, è legato proprio ai controlli da dover effettuare. Se per le immagini vietate sono i sistemi di Facebook a fare il lavoro di identificazione e di blocco temporaneo dei profili, stabilire cosa è incitamento all’odio o cosa non lo è non sembra così facile.

Anche oggi, a conti fatti, Facebook non permette di minacciare o incitare all’odio, ma gran parte delle segnalazioni degli utenti vengono chiuse in un nulla di fatto. Persino il tentativo fatto da Facebook con Casapound è stato ribaltato da un tribunale.

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