La strategia mediatica di Berlusconi a 3 giorni da voto

Le ultimissime mosse del Cavaliere hanno causato infuocate polemiche e scatenato le ire degli avversari politici. Berlusconi, durante la registrazione della trasmissione televisiva “Omnibus” in onda su La7, si è spinto a dire che “se il capo dello Stato dovesse dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana”, allora “si potrebbe pensare

Le ultimissime mosse del Cavaliere hanno causato infuocate polemiche e scatenato le ire degli avversari politici. Berlusconi, durante la registrazione della trasmissione televisiva “Omnibus” in onda su La7, si è spinto a dire che “se il capo dello Stato dovesse dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana”, allora “si potrebbe pensare di dare una Camera” ad un esponente del Partito Democratico. Subito dopo però il leader del PDL ha chiarito le sue affermazioni: “è un esempio di scuola”.

E’ evidente che tali dichiarazioni chiamano in causa direttamente il Quirinale, e che l’ipotesi, seppur di scuola, ribadisce in sostanza quanto affermato da Berlusconi nei giorni scorsi, ovvero che le “istituzioni sono contro di noi”. Napolitano, in quanto eletto dai soli rappresentanti dell’Unione nel 2006, e già in passato dirigente del PCI e dei DS, appartiene ad una ben definita area politica, presente anche in altri gangli vitali, politici ed economici, del paese.

Ma se lasciamo un attimo da parte il merito della questione, e prendiamo come punto di vista la necessità, per tutti i leader politici nella campagna elettorale, di prevalere negli spazi di informazione, di stare al centro dell’attenzione, di dettare insomma l’agenda, ci rendiamo conto che la mossa di Berlusconi è quasi perfetta.

In un colpo solo l’intervista di Veltroni a “Porta a Porta” viene spazzata via, messa in secondo piano, rispetto alla vera notizia del giorno che riguarda solo ed esclusivamente l’uscita di Berlusconi, destinata a scatenare il putiferio. Nel bene o nel male, il Cavaliere riesce sempre a far parlare di sè, e ad oscurare tutti gli altri. Certo, le piccate repliche di Veltroni (“avvelena il paese”) saranno riportate dai telegiornali e dai giornali di domani, ma finiranno in secondo piano, da contraltare e necessario contorno per rispettare la par-condicio, e per dar voce all’indispettita reazione del centrosinistra.

Ma a soli 3 giorni dal silenzio elettorale, ancora una volta Berlusconi stupisce e concentra l’attenzione di tutti, al di là del solito bon-ton istituzionale e di vecchie regole acquisite. Ci può anche stare un “effetto-boomerang” fra gli elettori moderati, spaventati da tanta irruenza e dal mancato rispetto verso il Colle. Eppure, se ci pensiamo, anche nel 2006 dichiarazioni del genere (“non possono esserci così tanti co***oni che votano a sinistra”) aiutarono ad esaltare gli elettori di centrodestra, e a facilitare la rimonta in atto.

Berlusconi quindi mette nel cassetto le “sparate” di Bossi coprendole con le sue, e riesce a zittire l’apparizione televisiva di Veltroni. Tanto di cappello.

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