Omicidio di Alessandro Mathas: la madre scrive una lettera a nome del piccolo

Katerina Mathas, 26 anni, la madre del piccolo Alessandro, il bambino di 8 mesi morto a Genova lo scorso 15 marzo a causa delle percosse subite, è uscita dal carcere sabato scorso. Resta comunque indagata, insieme al compagno Giovanni Antonio Rasero, con l’accusa di omicidio volontario in concorso in attesa di ulteriori accertamenti. Ora, tornata

Katerina Mathas, 26 anni, la madre del piccolo Alessandro, il bambino di 8 mesi morto a Genova lo scorso 15 marzo a causa delle percosse subite, è uscita dal carcere sabato scorso.

Resta comunque indagata, insieme al compagno Giovanni Antonio Rasero, con l’accusa di omicidio volontario in concorso in attesa di ulteriori accertamenti.

Ora, tornata nella sua abitazione di Genova, la donna ha scritto una lettera, a nome del figlio Alessandro, e l’ha affissa sul portone della sua abitazione, sostenendo che “se lui potesse, scriverebbe così“:

Avete fatto di me un angelo e vi ringrazio, ma per poter essere davvero un angelo devo prima volare in cielo. Continuano a farmi del male perchè c’è chi non si ritiene soddisfatto. Per volare ho bisogno di mamma, che deve combattere, e anche se per la maggior parte di voi mamma è cattiva, è comunque l’unica che questa volta può salvarmi da chi mi ha già fatto del male.


E, continua:

Datele ancora tempo e prego i miei ‘migliori amicì giornalisti di avere pazienza, di imparare a non dire bugie, per non intralciare le indagini che servono a farmi vivere in cielo, in pace. Tutto il male che mi hanno fatto in quella notte lei lo sentirà tutti i giorni per tutta la vita, fino a quando, forse un giorno, tornerà da me. Era lei la mia culla…. Se mi avete preso a cuore e volete essere protetti da me quando sarò in cielo, datele (datemi) una seconda possibilità… datele la possibilità di concentrare tutte le sue energie per fare giustizia.

La lettera, accanto alla quale è stata affissa anche la foto del piccolo Alessandro, si conclude così:

Quando volerò via e giustizia sarà fatta, allora potrete giudicare e valutare se mamma è brava o se mamma è cattiva. Grazie ancora di tutto e quando giustizia sarà, dimenticatevi pure di mamma, non di me.

A questo punto non resta che attendere la conclusione delle indagini per capire qualcosa in più di questa vicenda ancora molto confusa.

Via | Il Secolo XIX

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