Enrico Mentana “scopre” Mediaset e Berlusconi

Non si sa chi scegliere, fra “sovraesposti” e “sovradimensionati” della politica e dei media. Chè è lo stesso. Il riferimento è a Enrico Mentana: un finto ingenuo, un ingenuo ingenuo, un finto furbo, o un furbo furbo? Il disoccupato di lusso ha sfornato un libro/memoria (non “Le mie prigioni” di Silvio Pellico … ma “Passionaccia”,

Non si sa chi scegliere, fra “sovraesposti” e “sovradimensionati” della politica e dei media.

Chè è lo stesso. Il riferimento è a Enrico Mentana: un finto ingenuo, un ingenuo ingenuo, un finto furbo, o un furbo furbo?

Il disoccupato di lusso ha sfornato un libro/memoria (non “Le mie prigioni” di Silvio Pellico … ma “Passionaccia”, edito da Rizzoli) dove sta scritto che, tornato da una cena dei vertici aziendali e giornalistici del Biscione per festeggiare la vittoria elettorale del Cavaliere alle politiche dell’aprile 2008, “scopre” che Mediaset è “Un comitato elettorale”, insomma che il “Partito Mediaset” c’è.

Folgorato sulla via di Arcore, l’Enrico prende tosto carta e penna e a Fedele Confalonieri confida: “Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale … Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi”.

Il resto è cronaca, con l’ex direttore editoriale che la sera della morte di Eluana Englaro, per non potere bloccare il Grande Fratello a favore di uno speciale su Matrix, rassegna le dimissioni (accettate) e sbatte la porta.

Mentana racconta anche di altre prelibatezze, come le pressioni dello stesso Confalonieri per non invitare a Matrix Antonio Di Pietro.

Tanto per parlare di libertà, tanto per capire chi comanda. Appunto.

Ma ci sono voluti otto anni (giorni e notti passati a respirare l’aria del Biscione) a Mentana per capire cos’è Mediaset, a cosa serve e chi è il padrone?

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