Gli F-35 sono fallati? Ma l’Italia ne vuole comprare 90

Un rapporto del Pentagono sui velivoli di nuova generazione

di guido

Gli aerei F-35 in fase di sperimentazione? Sono più vulnerabili dei vecchi caccia, nonostante i costi altissimi. Non è la dichiarazione di qualche antimilitarista, ma il risultato di un documento che il Dipartimento della Difesa degli USA ha presentato pochi giorni fa al Congresso e che mette in evidenza le falle dei velivoli di nuova generazione, gli aerei più costosi mai progettati, i cui prototipi sono in fase di sperimentazione negli Stati Uniti. Sperimentazione che non sta dando i risultati sperati, visto che, tra le altre cose, gli F-35 sono vulnerabili alle scariche di elettricità e quindi non possono volare in prossimità delle nuvole che promettono tempesta: e questo nonostante il nome assegnato al velivolo della Lockheed sia Lightining, cioè fulmine.

Nel breve termine, dice il rapporto presentato dal Pentagono, la capacità di produzione di F-35 sarà ridotta a causa dei risultati non soddisfacenti dei test condotti nel corso del 2012: gli aerei non hanno raggiunto gli obiettivi sperati, nonostante gli anni di lavoro e i costi, che sono lievitati del 70% sfondando il tetto di 400 miliardi di dollari inizialmente previsto. Gli ultimi problemi sarebbero nati dalla necessità di alleggerire il supervelivolo, che ha portato alla decisione dei progettisti di eliminare il sistema antincendio del vano bombe e una valvola di sicurezza. Ora gli F-35 sono più leggeri ma non sono adatti a un combattimento: un bel problema per un aereo da guerra, per risparmiare cinque chili di peso “è stata aumentata la vulnerabilità dell’aereo del 25 per cento”. Eppure l’Italia è ancora convinta di volerli.

Nonostante molti paesi stiano rivedendo i loro piani di acquisto degli F-35, l’Italia è ancora tra i paesi che rimangono nel programma, nonostante le polemiche per i costi ancora imprecisati. Il governo Monti ha tagliato la commessa iniziale (131 velivoli) stabilita in precedenza, ma il nostro paese si è comunque impegnato ad acquistare 90 esemplari del super-aereo, per un costo che al momento supera i 12 miliardi. Diciamo “al momento” perché la lunga storia della sperimentazione degli F-35 è stata costantemente accompagnata da una crescita dei costi man mano che emergevano problemi nel progetto. Intanto, i primi due velivoli sono in pratica già stati acquistati, mentre gli altri sono in fase di assemblaggio.

La prossima settimana il segretario alla Difesa uscente Leon Panetta sarà in Europa, e anche a Roma, per incontrare i partner internazionali proprio a proposito del progetto F-35. Intanto la Turchia, che come l’Italia aveva ordinato un centinaio di esemplari, alla luce dei nuovi problemi ha sospeso il programma e respinto i primi due che erano già pronti, prendendosi una pausa di riflessione. Anche il Canada, paese partner del progetto, ha sospeso l’acquisto dei primi due esemplari previsto all’inizio dello scorso anno.

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