Ore 12 – Toghe matte; Berlusconi e il pallino del gioco

Calma e sangue freddo! Anche se non è mai facile con i fuochi d’artificio di Berlusconi. Fuochi che attizzano una campagna elettorale spenta. Il leader del Pdl butta spesso il sasso nello stagno. Pietroni, a volte. Però non sempre a sproposito. Anzi. Si può discutere sulle parole, indiscutibilmente “dirette”, ad effetto, magri spropositate. Può infastidire

Calma e sangue freddo! Anche se non è mai facile con i fuochi d’artificio di Berlusconi. Fuochi che attizzano una campagna elettorale spenta. Il leader del Pdl butta spesso il sasso nello stagno. Pietroni, a volte. Però non sempre a sproposito. Anzi. Si può discutere sulle parole, indiscutibilmente “dirette”, ad effetto, magri spropositate.

Può infastidire il “metodo”, magari politicamente non corretto, ma non si può affermare che i “concetti” del Cavaliere non siano chiari. Ovvio che quei concetti non sono i comandamenti. Si può quindi concordare o non essere per nulla d’accordo con loro. L’ultima bordata del leader del Pdl è di quelle che lasciano il segno.

Dal dopoguerra agli inizi degli anni 90 nessun politico, nessuno, avrebbe mai proposto (forse non l’avrebbe nemmeno pensato) di fare i test psichici per i Pm. Berlusconi nega di aver lanciato un attacco alla magistratura ma di aver parlato solo di test psico-attitudinali per i pubblici ministeri, come quelli richiesti per molte altre categorie, dai grandi dirigenti ai piloti.

Il leader del Pdl, per altro, ha fatto sua una proposta lanciata dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che prevede per i magistrati la possibilità di “perizia psichiatrica”. Quando si commenta non si possono commentare i commenti. Bisogna commentare la frase “incriminata”.

Cioè andare alle fonti. Questo ha detto Berlusconi a “Radio anch’io”: “Sono accaduti episodi incredibili di giudici che sono stati condannati per infermità mentale che sono rimasti a fare i giudici. Anch’io mi sottoporrei ad un test, ma per i politici mi sembra una cosa ridicola. Comunque la giustizia in Italia è un problema. Il sistema di conduzione delle indagini deve essere tenuto riservato. La giustizia non è un potere, è però intervenuta nella politica indebitamente. Troppi magistrati hanno usato il loro potere ai fini della lotta politica. Io sono una vittima esemplare, ho un record universale in udienze. I pm chiedono pene che possono togliere la libertà ai cittadini”.

Berlusconi calca la mano. Vuol fare la parte dell’agnello aggredito dai lupi. Vuol portare acqua al suo mulino. Tutto vero. Però dice cose importanti, che devono far riflettere. Scopre i coperchi con irritualità, anche con sfrontatezza. Ma mette il dito nella piaga. Perché invece di etichettare Berlusconi quale “provocatore” non si entra nel “merito” dei vergognosi limiti (anche gli organici scoperti delle procure del Sud che pregiudicano l’efficacia della lotta alla criminalità organizzata) e delle incredibili nefandezze della giustizia italiana?

Questo è il punto vero. Prenderne atto significa delegittimare la magistratura, intaccare la sua autonomia? Politicamente osservando, comunque la si giri, è Berlusconi a tenere in mano il pallino. Gli altri sono costretti a inseguire. Con affanno. Pare.

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