Angelo Izzo non doveva avere la semilibertà: confermata la condanna della Corte di Strasburgo

È definitivamente stabilita, sul piano giuridico e storico la verità che nella concessione della semilibertà ad Angelo Izzo sono state poste in essere gravissime negligenze da parte dello Stato Italiano che, nel suo complesso, non ha tutelato adeguatamente il diritto alla vita ed alla sicurezza di madre e figlia.A parlare è Stefano Chiriatti, legale dei


È definitivamente stabilita, sul piano giuridico e storico la verità che nella concessione della semilibertà ad Angelo Izzo sono state poste in essere gravissime negligenze da parte dello Stato Italiano che, nel suo complesso, non ha tutelato adeguatamente il diritto alla vita ed alla sicurezza di madre e figlia.

A parlare è Stefano Chiriatti, legale dei parenti di Maria Carmela Linciano e della figlia Valentina Maiorano, uccise il 28 aprile 2005 a Ferrazzano da Angelo Izzo, già condannato all’ergastolo per il massacro del Circeo, mentre si trovava in semilibertà.

Le negligenze a cui si riferisce sono quella evidenziate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo: concedendo la semilibertà ad Izzo le autorità italiane hanno violato il diritto alla vita delle due donne, diritto sancito dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Della vicenda ci eravamo occupati lo scorso 15 dicembre, quando la Corte aveva condannato le autorità italiane a risarcire i familiari delle due vittime con 45 mila euro.

Il Governo aveva la possibilità di chiedere un rinvio e quindi ricorrere all’ultimo grado di giudizio, ma non l’ha fatto ed ora la sentenza è diventata definitiva.

La grande soddisfazione, professionale ed umana, per la totale adesione della Corte alla fondamentale domanda di giustizia avanzata nell’interesse dei familiari delle vittime non lenisce tuttavia la profonda amarezza che deriva da tutto quanto accaduto.

E’ necessario ricordare quanto aveva sottolineato la Corte al momento della sentenza: non si tratta di una critica al sistema italiano di reinserimento dei detenuti, ma al modo in cui si è valutato che Izzo era pronto per riprendere i contatti con la realtà.

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