Camorra, colpo ai Casalesi: arresti e sequestri, in manette anche fratello e padre di Michele Zagaria

Colpo ai Casalesi. La squadra mobile ed il Ros dei carabinieri di Napoli hanno eseguito questa mattina diverse ordinanze di custodia cautelare nei confronti di affiliati e imprenditori ritenuti legati al clan, “ala” Zagaria. Le accuse sono di associazione di stampo mafioso ed estorsione. Contestualmente agli arresti la GdF ha posto sotto sequestro beni per

di remar


Colpo ai Casalesi. La squadra mobile ed il Ros dei carabinieri di Napoli hanno eseguito questa mattina diverse ordinanze di custodia cautelare nei confronti di affiliati e imprenditori ritenuti legati al clan, “ala” Zagaria. Le accuse sono di associazione di stampo mafioso ed estorsione.

Contestualmente agli arresti la GdF ha posto sotto sequestro beni per 30 milioni di euro. Le indagini sono state coordinate dalla Dda del capoluogo partenopeo. Manette ai polsi anche anche per il fratello e il padre del superboss latitante Michele Zagaria. Ecco uno stralcio del comunicato della questura riportato da Lunaset:

Nel corso della notte sono stati individuati e smantellati bunker utilizzati dagli affiliati per sostenere la latitanza di Michele Zagaria. Carmine Zagaria, di 42 anni, fratello del boss, è stato arrestato a Sassari dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli e Sassari. L’uomo stava per imbarcarsi su di una nave diretta ad Olbia. A Casapesenna invece i poliziotti napoletano hanno sorpreso nel sonno Nicola Zagaria, di 82 anni, e padre di Carmine. In totale delle 16 ordinanze emesse, 12 sono state eseguite dalla Polizia di Stato.

Si sta quindi stringendo il cerchio su una delle primule rosse della camorra. Michele Zagaria è ricercato da 15 anni. Ma, tra i “latitanti casalesi” di punta, non è solo lui a sentire il fiato sul collo. I recentissimi arresti di ricercati del calibro di De Luca e Vargas hanno messo sul chi vive anche Antonio Iovine.

Ma quali sono oggi i rapporti tra le diverse fazioni del clan?

Un clan suddiviso in tre distinte «amministrazioni»: quella che fa capo alla famiglia Schiavone, quella del superlatitante Michele Zagaria, unico «capo dei capi» ancora libero insieme ad Antonio Iovine, e quella dei Bidognetti. Tre entità malavitose distinte una dall’ altra, ma legate da rapporti di alleanza che, negli anni, non hanno impedito «momenti di frizione e guerre intestine». (…) Il sequestro dell’ archivio informatico e cartaceo custodito da Vincenzo Schiavone detto “Copertone” ha permesso agli inquirenti di accertare che la sola famiglia Schiavone, definita nel provvedimento restrittivo «all’ incirca un terzo dell’ intero clan», sarebbe a sua volta «costituita da undici diverse componenti», al vertice delle quali ci sarebbero, fra gli altri, capi come Giuseppe Russo detto «il padrino», Salvatore Cantiello, Giorgio Marano. (Archivio la Repubblica).

Questa era la foto fatta dagli investigatori alla fine del 2008. Un quadro più recente ce lo fornisce quest’altro articolo d’archivio di Repubblica del mese scorso.

Corrono da quindici anni, inseguiti da condanne all’ ergastolo. Ma per Michele Zagaria e Antonio Iovine, i primi latitanti casalesi, l’ ultimo arresto è un segnale di allarme. Per almeno uno dei due la fuga sta per finire. Se i carabinieri l’ altra sera hanno bloccato il suo socio Corrado De Luca, vuol dire che sono sulle tracce di Iovine. E IOVINE è preoccupato. Nella stessa notte avrebbe lasciato il suo labirinto di rifugi tra San Cipriano e Villa di Briano. Fu già sfiorato dagli stessi carabinieri di Caserta quando tentò di aiutare Giuseppe Setola, il killer delle stragi, soccorso dal cugino, l’ analista Riccardo Iovine e da una infermiera, sua compagna, a Mignano Montelungo.

Le ultime ricerche scoprono scenari inediti. La mappa delle alleanze va riscritta. Zagaria e Iovine si rispettano, ma battono strade diverse, non sono più insieme come due anni fa, quando parlarono trafelati uno dopo l’ altro per minacciare il giornalista Carlo Pascarella, telefonata ripresa da “Annozero”. Forte accelerazione nelle ricerche. Il nucleo operativo del capitano Costantino Airoldi con capo della catturandi Giuseppe Iatomasi non si erano mai fermati. Sessanta latitanti scovati nel 2009. Né aveva mollato la Mobile di Rodolfo Ruperti.

(…) Può vantarsi il ministero del “modello Caserta” se sono latitanti da 15 anni due padrini? Non aspetta niente di meglio che la loro cattura, per dimostrare quanto sia ostile questo governo alle mafie. Proprio in Campania per un viceministro, Nicola Cosentino, è stato chiesto dai pm e negato dal Parlamento l’ arresto. Presunti rapporti con i casalesi. Corrado De Luca era ricercato dal 2005. Deve scontare otto anni. Revocata una condanna a 30 per l’ omicidio De Falco, è imputato per il delitto Mandesi. Altre indagini si incrociano sulle sue attività. È sospettato di gestire un fiume di soldi: gli affari nel Lazio e le estorsioni del clan Iovine.

E Corrado De Luca, questa la novità, è non solo un camorrista di rango, presente fino al 1996 nel processo Spartacus, ma lega due clan. Socio di Iovine, ha la fiducia di “Sandokan” all’ ergastolo nel carcere milanese di Opera. Francesco Bidognetti, demolito da tradimentie pentiti, fallita la missione stragista di Giuseppe Setola, è esautorato. Michele Zagaria, con una potenza economica superiorea quella militare, con il fratello Pasquale mente finanziaria della holding, tende a defilarsi.

Non vuole grane. Più investimenti, meno racket. Braccato, Antonio Iovine con la moglie Enrichetta in cella a Latina e 67 affiliati già arrestati dai carabinieri un anno fa, guida a fatica il clan. (…) Iovine si avvicina quindi agli Schiavone, con un rispetto che rende fiero Nicola, primo figlio di Sandokan, 30 anni, incensurato. Ma si è eclissato, senza mai uscire dalle terre dei casalesi. Militarizzate da Statoe camorra. Ma dove chi può, si sente al sicuro.

Via | Metropolis web

Ultime notizie su Camorra

Tutto su Camorra →