Dell’Utri: “Mangano? Un eroe”

Marcello Dell’Utri (Pdl) riabilita Vittorio Mangano. E in un’intervista rilasciata al massmediologo Klaus Davi (per il suo programma su YouTube ‘KlausCondicio’), dice: “È un eroe, a modo suo”. Noi, vi raccontiamo l’epopea del leggendario stalliere di Arcore. Se sia un’eroe o meno, poi, giudicatelo voi… Mangano, arriva a Milano negli anni Sessanta. Lo propone –

Marcello Dell’Utri (Pdl) riabilita Vittorio Mangano. E in un’intervista rilasciata al massmediologo Klaus Davi (per il suo programma su YouTube ‘KlausCondicio’), dice: “È un eroe, a modo suo”. Noi, vi raccontiamo l’epopea del leggendario stalliere di Arcore. Se sia un’eroe o meno, poi, giudicatelo voi…

Mangano, arriva a Milano negli anni Sessanta. Lo propone – nonostante il suo passato non proprio cristallino (diffidato come “persona pericolosa”, finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e fermato in auto con un mafioso trafficante di droga) -, come fattore, a Silvio Berlusconi, lo stesso Dell’Utri, da pochi mesi alla corte del Cavaliere quale segretario particolare.

All’attuale senatore di Forza Italia, lo consiglia Gaetano Cinà, un uomo-chiave della famiglia mafiosa siciliana di Malaspina. Mangano è chiamato ad assolvere compiti differenti: tra questi, secondo molti pentiti, la “protezione” di Berlusconi. E’ un periodo difficile, quello che vive l’Italia in quegli anni: i rapimenti e i sequestri di persona si susseguono. E Silvio è uno degli obiettivi. Ecco perché va “protetto”.

Nel suo breve periodo ad Arcore (un paio di anni), Mangano riesce a farsi arrestare due volte (le accuse sono: truffa, porto di coltello e ricettazione) ma nessuno lo licenzierà. Nel 1976, poi, abbandona la residenza berlusconiana. Vive in un hotel a Milano dove gestisce un traffico di droga.

Scoperto, viene arrestato e condannato. Il suo spettro, ricompare quasi dieci anni dopo. Scoppia un’altra bomba (la prima risale al 1975) nei pressi della villa milanese del Cav. in via Rovani. Berlusconi, intercettato, chiama Dell’Utri: “È stato Mangano… una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto…”. Ma non vuole denunciare il tutto ai carabinieri: mi dispiacerebbe, confessa, “se i carabinieri, da questa roba qui, fanno una limitazione della libertà personale a lui (Mangano)”. Dell’Utri, cerca di interpretare l’accaduto.

Contatta Gaetano Cinà e richiama Silvio: “Tanino mi ha detto che (Mangano) assolutamente è proprio da escludere. Poi ti parlerò di persona”. Secondo alcuni pentiti l’attentato rientrava in una strategia di Riina che, diventato capo dei capi dopo aver fatto fuori il boss Stefano Bontade e i suoi uomini, scopre i rapporti della famiglia Pullarà con Dell’Utri e si indispettisce. Nel 1993, Vittorio Mangano esce di prigione e prova a recuperare i rapporti con Dell’Utri e, quindi con Berlusconi.

Ma Riina lo blocca: deve farsi da parte. Non appena, però, il capo dei capi, viene arrestato, Dell’Utri vede Mangano a Milano che, nel frattempo è stato promosso capofamiglia di Porta Nuova. Nel 2000, viene condannato all’ergastolo per omicidio e mafia.
Morirà poco dopo, a causa di un tumore.

Fonti:
• L’Espresso – 26 dicembre 2004;
L’odore dei soldi (Marco Travaglio, Elio Vetri – Editori Riuniti, 2001);
Intervista a Paolo Borsellino (rilasciata il 19 Maggio ’92 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi).

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