La Pagoda di via dell’Omo nella capitale della libertà di culto

La Pagoda di via dell’Omo, il più grande tempio Buddista d’Europa, si inaugura domenica 31 marzo 2013, nella capitale della libertà di culto.

di cuttv

Nella capitale che ospita Lo Stato del Vaticano e domenica è costretta a blindare e rendere pedonale l’area intorno a Piazza San Pietro, affollata di fedeli per la messa di Pasqua e la benedizione del nuovo Papa Francesco, il 31 marzo i Buddisti e gli Induisti della capitale inaugurano la Pagoda in via dell’Omo, 142.

Il più grande tempio Buddista d’Europa, sorvegliato dai due leoni di Pietra all’ingresso celati da drappi rossi fino all’inaugurazione, con il suo punto di ristoro ‘vegetariano’ concepito per ospitare fino a 200 commensali, sorgerà nella landa di capannoni e magazzini in prevalenza made in China, del Prenestino, l’Oriente di periferia nei pressi del Grande Raccordo Anulare.

Un tempio da subito luogo di culto, per i buddisti e per gli induisti romani, ai quali dal 1 febbraio 2013 lo Stato Italiano riconosce la libertà di culto al pari di quelle cattoliche.

Questo anche se all’intesa tra lo Stato italiano e l’Unione Buddista, l’Ubi che associa 32 centri buddisti appartenenti a tre principali tradizioni: Vajrayana (Tibet), Mahayana Zen (Estremo Oriente) e Theravada (Sudest asiatico), non aderisce la Soka Gakkai, quella ‘Società creatrice di valore’ che si riunisce nel verde della Marcigliana, e conta tra gli adepti anche Sabina Guzzanti, votata al cinese antico, tradotto dal sanscrito e pronunciato alla giapponese, fondata nel 1930 da Tsunesaburo Makiguchi, un maestro elementare giapponese, finito in prigione per le sue idee pacifiste e morto nel 1944, seguiti per anni dalla sociologa Maria Immacolata Macioti, della cattedra di Sociologia all’università di Roma La Sapienza, e protagonisti del suo libro “Il Buddha che è in noi. Germogli del Sutra del Loto“.

Ovviamente la riconosciuta Libertà di Culto, cambierà anche tante altre cose in città, visto che regola il calendario delle festività, e quindi la possibilità per chi la pratica, di assentarsi dal lavoro senza ricorrere a permessi speciali, riconosce i ministri di culto, i luoghi e le aree riservate nei cimiteri, la scelta delle procedure particolari per la sepoltura dei defunti, insieme alla possibilità di accedere all’8 per mille del gettito fiscale, come già avviene per le chiese cattolica, valdese ed ebraica. Il minimo per un paese sempre più multiculturale che sbandiera democrazia e diritti per ogni individuo.