Immigrazione clandestina: le parole e i fatti

Al di là dei giochi di convenienza politica, dopo tante parole in libertà è davvero giunto il tempo di fermarsi a riflettere, mettendo un punto fermo. Il tema è quello della lotta all’immigrazione clandestina in relazione a ciò che è stato fatto e alle posizioni dei partiti sulla vicenda. Prima di tutto i fatti: i

di luca17,

Al di là dei giochi di convenienza politica, dopo tante parole in libertà è davvero giunto il tempo di fermarsi a riflettere, mettendo un punto fermo. Il tema è quello della lotta all’immigrazione clandestina in relazione a ciò che è stato fatto e alle posizioni dei partiti sulla vicenda. Prima di tutto i fatti: i primi (pochi) giorni di efficacia del trattato Italia-Libia hanno prodotto 1.500 respingimenti nei porti di partenza. Ovvero molto più di ciò che si era ottenuto in anni di (tentativi) di rimpatri forzati nei paesi d’origine; pratica che come sappiamo necessita di singoli trattati con ciascuno dei paesi di nascita dei clandestini.

Il Governo è stato più volte accusato si essersi fatto prendere in giro da Gheddafi, regalando soldi in cambio di niente. Noi stessi abbiamo descritto tutti i passaggi del patto con la Libia con un certo scetticismo, temendo l’ennesimo gigantesco buco nell’acqua. Ma ora che i primi risultati si vedono bisogna anche avere il coraggio di dire le cose come stanno; ovvero che il trattato sta funzionando benissimo. Il che non significa non tener conto del fatto che siamo solo all’inizio e che in futuro Gheddafi potrebbe buggerarci, ma per ora sta funzionando.

Detto questo, e chiarito che la Lega ha ottenuto un successo d’immagine spaventoso su un tema che sta a cuore a tutti o quasi, vediamo di analizzare le posizioni “contro”. Innanzitutto la Chiesa. Si sa che un certo buonismo ecclesiale, condito da indubbi vantaggi economici per la Caritas, non poteva dirsi entusiasta dei respingimenti. È tuttavia un fatto che non vi sia stata una presa di posizione ufficiale contro, segno che nemmeno il Vaticano se la sente di rendersi impopolare del tutto, ma preferisce una posizione ondivaga.

Ma veniamo ai partiti. Il Pd nicchia, indeciso sul da farsi, e alle prime aperture di Fassino ha fatto seguire il niet (usuale) di Franceschini. Già sul territorio si è visto la mancanza di linea della dirigenza democratica, basti vedere le ultime dichiarazioni del presidente della provincia Penati, che sa bene quanto schierarsi sic et simpliciter a favore dei clandestini a Milano gli costerebbe la rielezione con effetto immediato. E allora tenta la politica dello scavalcamento a destra senza che la dirigenza nazionale gli si opponga in alcun modo. E i motivi sono evidenti, se anche la base democratica non è più schierata in modo compatto sulal linea dell'”accogliamo tutti”.

Fronte Di Pietro. L’Idv si è spesso distinta per posizioni dure nel campo della sicurezza, ma non in questo caso, in cui ha sacrificato la propria linea in nome dell’antiberlusconismo. Il progetto prevede di intercettare i voti in fuga dal Pd, ma temiamo che si tratti di un calcolo sbagliato. Su questo tema è più facile che gli irriducibili dell’accoglienza a ogni costo si rifugino tra le file dei vari partiti comunisti, gli unici – cosa di cui va loro dato atto – che hanno sempre avuto un’idea chiara sull’immigrazione: nessun rimpatrio, accogliere tutti e basta.

Infine il Pdl. Seppure la maggioranza del partito su questo tema sia sulla linea leghista, è innegabile che esista una fronda, la cui opera si è vista nella bocciatura delle norme sui Cie e sulla possibilità dei medici di denunciare i clandestini. Se in questo secondo caso però si può parlare di libertà di coscienza, sul tema dell’allungamento dei tempi di permanenza nei centri è evidente che la fronda può avere solo un significato politico. In altre parole il Pdl teme di concedere troppo alla Lega e frena per puro interesse di bottega, motivo per il quale non crediamo che il movimento d’opposizione interna venga per forza dalle frange più cattoliche e vicine all’Udc, ma sia trasversale e calcolato.

In quest’ottica va probabilmente letta la dichiarazione di Berlusconi sull’Italia multietnica; affermazione che gli è valsa da Calderoli la (accusa?) di “pontidizzazione”. Un colpo al cerchio, uno alla botte et voilà; lo scomodo alleato rimane tale. Ma siamo sicuri che questa volta il calcolo sia giusto? Berlusconi millanta percentuali intorno al 45% per il Pdl e un bel 75% di gradimento personale, ma forse sottovaluta i recenti successi del Carroccio.

La parola alle elezioni prossime venture.