Europee 2009: diario elettorale

In casa Pd si torna a discutere di collocazione europea. Il “ma anche” veltroniano è sempre una favolosa via d’uscita. Franceschini lo sa bene e per non irrigidire le due fazioni democratiche (Ds e Dl) si è inventato un’espressione che D’Alema ha già giudicato “convincente”: “Il Pd non diventa socialista ma sta insieme ai socialisti”,

In casa Pd si torna a discutere di collocazione europea. Il “ma anche” veltroniano è sempre una favolosa via d’uscita. Franceschini lo sa bene e per non irrigidire le due fazioni democratiche (Ds e Dl) si è inventato un’espressione che D’Alema ha già giudicato “convincente”: “Il Pd non diventa socialista ma sta insieme ai socialisti”, ha detto il segretario. Come dire: socialisti, ma anche no. E, in effetti, potrebbe essere una soluzione condivisa anche se prima di sbilanciarsi è doveroso constatare il riscontro pratico che una simile proposta può avere a Stasburgo.

Intanto il Pd mette le mani avanti. E se Berlusconi spopola nei sondaggi anche dopo la querelle delle veline e del divorzio con la Lario, per i democratici – in caduta libera – si prospettano risultati sconfortanti. Sono ben lontani i tempi delle Politiche 2008 quando il Partito Democratico incassava, oltre alla sconfitta, anche un buon 33% (che per un partito “giovane” non è davvero male). Ora, quasi tutti gli istituti demoscopici lo attestano intorno al 25%: ben 7/8 punti percentuali in meno.

Ecco perchè, ad esempio, ieri da Padova Bersani – che sembra essere in pole position per la segreteria del partito – è tornato a ribadire che “non c’è nessun collegamento tra i risultati del Pd alle prossime Europee e il congresso di ottobre”. L’obiettivo resta quello “di organizzare il campo dell’alternativa a Berlusconi”. Ma in che modo? L’esito della corsa verso Strasburgo darà un segnale chiaro: da che parte sta il Paese. Sarebbe da stolti, quindi, non comprenderlo per cambiare – semmai – rotta e strategia.

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