Brogli elettorali: 41bis, Aldo Miccichè, massoni, commercialisti e schede elettorali

Stasera è uscito il nome del politico coinvolto nella vicenda dei brogli con i 50000 voti sudamericani: si tratterebbe di Dell’Utri che però al momento non sembra essere iscritto nel registro degli indagati, leggete qui la notizia su Polisblog. Al Velino, Orazio Licandro (capogruppo del Pdci in commissione Antimafia), ha spiegato che la fuga di

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Stasera è uscito il nome del politico coinvolto nella vicenda dei brogli con i 50000 voti sudamericani: si tratterebbe di Dell’Utri che però al momento non sembra essere iscritto nel registro degli indagati, leggete qui la notizia su Polisblog.

Al Velino, Orazio Licandro (capogruppo del Pdci in commissione Antimafia), ha spiegato che la fuga di notizie ha come obiettivo di ostacolare l’inchiesta, aggiungendo:

Sulle elezioni grava ancora una volta l’ombra della criminalità organizzata – continua – e la sua ricerca di alleanze con segmenti sempre più contigui e corrotti per della politica per ottenere favori, in questo caso la modifica del 41 bis, un obiettivo che la mafia persegue da tempo.

ReggioTv riporta la dichiarazione ad ANSA del pubblico ministero sostituto della Dda di Reggio Calabria che segue le indagini, Di Palma:

Una fuga di notizie come quella di oggi, in una situazione così delicata rischia di avere effetti patologici sul buon esito dell’inchiesta. Non mi interessa tanto il problema del condizionamento del voto, perché è un punto di cui abbiamo parlato per tempo col Ministro dell’Interno e ritengo che quello che dovevano fare, a livello di prevenzione, sia stato fatto, come ha detto Amato. Sono problematiche che non mi riguardano. Quello che mi interessa è il resto dell’indagine, che adesso è tutto compromesso.

Come ricorda Quotidiano.net, ripreso da Media Calabria,

La procura della Repubblica di Reggio Calabria indaga su un presunto comitato d’affari che avrebbe chiesto, tramite un parlamentare uscente siciliano ed un imprenditore, di chiedere alle consorterie mafiose della Piana di Gioia Tauro di interessarsi all’acquisto di 50mila voti, tramite le schede bianche degli italiani residenti all’estero, in particolare nel sud America. In pratica molti italiani all’estero sarebbero stati contattati per vendere agli emissari della ‘ndrangheta le schede ancora non votate pervenute loro per posta e ancora da rispedire ai consolati con l’espressione del voto.

Nuova Cosenza spiega ancora:

L’inchiesta in corso sui presunti brogli elettorali ha radice più lontane. I magistrati della Dda reggina, Roberto Di Palma segnatamente perché applicato sulla piana di Gioia Tauro, stavano inquisendo un noto commercialista massone originario di Palmi, con studio anche a Milano, in passato finito dentro la maxi inchiesta sulla massoneria dell’allora procuratore di Palmi, Agostino Cordova. Il commercialista sarebbe l’interfaccia legale (solo una delle facce legali, sottolineano gli investigatori) del clan Piromalli con il mondo degli affari.

Aldo Micciché, l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria su presunti brogli nel voto degli italiani all’estero, si trova in Venezuela da alcuni anni dopo essersi allontanato dall’Italia perché condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito. Micciché non è siciliano, come si era appreso in un primo tempo, ma di Maropati, un centro della Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria.

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