Messa d’inaugurazione Pontificato di Papa Francesco: siate custodi gli uni degli altri

Il Pontificato di Papa Francesco si apre con un’esortazione che arriva dritta come una freccia al cuore di ognuno: sii κυστος, custode, sull’esempio di San Giuseppe (la cui memoria liturgica ricorre oggi e che è sempre un giorno di festa in Vaticano) delle persone che ti sono care, ma anche del Creato che Dio ti ha donato e di tutta l’umanità, soprattutto quella popolata dai poveri e dai sofferenti, dai deboli e dai malati.

È ancora una volta un messaggio umile, quello che ci viene dal Santo Padre che ha scelto di seguire le orme di Francesco d’Assisi, che lodava il Signore per tutte le sue creature e la cui premura per la bellezza della natura e dell’uomo fu riconosciuta dal Papa di allora, che affidò ai suoi fraticelli la Custodia di Terrasanta, ossia la cura dei Luoghi Sacri dove visse e morì Gesù, e che ancora oggi sono sotto la tutela dei francescani.

Ancora prima di esprimerla nelle parole dell’omelia della sua Messa d’inizio Pontificato, cui hanno partecipato 130 delegazioni estere e diplomatiche, tra cui 31 capi d Stato, 6 regnanti, 3 principi ereditari e 11 premier, nessuno ufficialmente invitato dalla Città del Vaticano che in queste occasioni comunque non rifiuta nessuno, Papa Francesco ha mostrato con i gesti come si fa ad avere cura del prossimo, vicino o lontano che sia: ce lo ha insegnato infrangendo di nuovo il protocollo, percorrendo in lungo e in largo, instancabilmente, una piazza San Pietro davvero gremita per salutare, benedire e accarezzare quanti più fedeli possibile, e soprattutto facendo fermare la Papamobile e scendendo per abbracciare un disabile in carrozzella.

Poi, all’apertura della Messa, l’imposizione del pallio bianco pontificale con le croci rosse che ricordano le ferite di Cristo crocifisso e le tre spille a indicare i chiodi che lo inchiodavano al legno, e l’anello piscatorio, un anello con sigillo che regalarono a Paolo VI e che è fatto d’argento dorato. Il Papa, vicario di Cristo sulla Terra, ora è ufficialmente anche il ‘custode’ della sua Chiesa: “La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani – ha ammonito – ha una dimensione che precede ed è semplicemente umana, riguarda tutti”. Come tutti hanno bisogno di essere custoditi, specialmente “i bambini, i vecchi, i fragili e tutti coloro che sono nella periferia del nostro cuore”.

Vuole essere il Padre di tutti, Papa Francesco, che come un buon pastore ci indica anche il modo in cui il compito di essere custodi gli uni degli altri va svolto: con la tenerezza e con l’amore. “Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli San Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!”.

Nello stesso modo il Santo Padre si rivolge a tutti, perché ognuno deve anche e prima di tutto essere custode di se stesso, prendersi cura di sé, poi alle famiglie come ai capi di Stato e ai grandi della Terra, ai quali rivela un importante segreto: “Il potere più grande è il servizio”. Lui, il suo, ce l’ha ben presente: è illuminato dalla Croce e lo porterà avanti con umiltà, concretezza, fede, sino ad abbracciare l’intero popolo di Dio, al quale dovrà infondere speranza essendo “saldo nella speranza contro ogni speranza!”.

Con l’“Ite, Missa est” vediamo il nostro Padre vestito di bianco scomparire dentro la Basilica vaticana dove saluterà, una per una, le delegazioni che hanno partecipato alla sua Messa inaugurale e non Messa d’intronizzazione, come scrive qualcuno, perché il Papa, e soprattutto questo Papa, non è sovrano di niente, ma re solo nei cuori degli uomini.

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