“Vi sembriamo ciarpame senza pudore?”: teoria e tecnica del gossip ad uso politico

Il numero di Chi – sottotitolo della testata: “I protagonisti al naturale” – che abbiamo trovato ieri in edicola è un sontuoso manuale di gossip ad uso politico, una monografia che chiunque dovrebbe possedere per capire l’abisso in cui sprofonda (pardon: è già sprofondato) il Paese in cui viviamo, un bignami della distorsione nelle comunicazioni


Il numero di Chi – sottotitolo della testata: “I protagonisti al naturale” – che abbiamo trovato ieri in edicola è un sontuoso manuale di gossip ad uso politico, una monografia che chiunque dovrebbe possedere per capire l’abisso in cui sprofonda (pardon: è già sprofondato) il Paese in cui viviamo, un bignami della distorsione nelle comunicazioni di massa. E’ qualcosa di cui dovremmo avere paura, o almeno sapere riconoscere.

Si parte con l’editoriale “colto”, di Signorini, che cita la democrazia del pettegolezzo nell’antica Atene, dove a quanto pare le cose non erano poi tanto diverse da oggi, stante l’assenza di InDesign nelle redazioni dei periodici dell’Ellade: forse usavano ancora Quark XPress, o non ritoccavano le immagini nello squallore splendidamente notato da Giglioli, già ieri

Amen: sono vent’anni che il Cavaliere comunica con foto e sondaggi farlocchi, fondali di cartapesta, calze davanti alla telecamera e contratti firmati da Vespa. Agli italiani piace così, digeriranno subito anche queste porcheriole in photoshop

Il sommario di Chi ci prepara ad un viaggio lisergico nel mondo dove Camera e Senato contano quanto Porta a Porta, dove la Corte Costituzionale è sostituita dalla carta del foglio scandalistico, nel pianeta dove la verità si misura nella quantità di clone stamp che sei riuscito a utilizzare.


Oltre lo zenit, che è chiaramente il servizio centrale a tema Noemi Letizia, in cui viene intervistato il padre, passiamo oltre. E’ il resto che è impressionante, tra le scene da un divorzio Berlusconi Lario e il resto, Chi assomiglia più al volume inviato da Berlusconi agli italiani in quelle venti milioni di copie, Una Storia Italiana.

Perchè? Perchè a stretto giro, con giusto una pagina di pubblicità in mezzo – l’inserzionista rotola ancora a terra ed è al 39esimo orgasmo consecutivo – sbam, riparte la cover story che ci illustra pienamente come l’Italia sia un bubbone non pronto, ma che deve esplodere. “Vi sembriamo ciarpame senza pudore?”, l’immagine che trovate qui sopra, in cima al post. E’ ingrandibile.

La fuffa non è più tale se la fotografi accollata, la meritocrazia non è altro che un apostrofo rosa tra le parole “Ti” e “non ti candido, non stai col figlio del prefetto”, dove velina, un termine insopportabile, ridicolo, che vi dovrebbe far venire i brividi, è degno quanto “impiegato”, “chirurgo”, “operaio”. Vi tornano i conti?

Nel mentre, in Mondadori – cioè sempre Berlusconi, oh, le solite paranoie staliniste del confitto di interesse! – si godranno percentuali di venduto oltre l’immaginabile. Nel senso: fate conto che è come se tradite vostra moglie, stampate milioni di copie dell’album delle vostre nozze con qualche altra foto, lo vendete, e la gente ve lo compra. Il delitto perfetto.

Ma non c’è solo questo: c’è Giorgio Pasotti mischiato a Mara Carfagna e al suo primo costume da bagno, Carla Bruni e Alba Parietti, Flavio Montrucchio e Ivan Basso, icone pop che alla fine si equivalgono tutte, con una differenza. Che alcune icone non le voti, altre, a giugno, si.

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