Berlusconi, Monti&C in cerca del “voto d’impulso”. Italiani sempre spettatori e sempre fessi?

A parte qualche stonato cinguettio su Twitter e i maldestri tentativi di farsi vedere nella piazza virtuale di Facebook, i leader e i leaderini politici anche in questo avvio di campagna elettorale sono tornati a privilegiare la tv. E’ nel mezzo televisivo – Berlusconi docet – che i “nostri” danno il… meglio, esprimendo l’interpretazione coerente

A parte qualche stonato cinguettio su Twitter e i maldestri tentativi di farsi vedere nella piazza virtuale di Facebook, i leader e i leaderini politici anche in questo avvio di campagna elettorale sono tornati a privilegiare la tv. E’ nel mezzo televisivo – Berlusconi docet – che i “nostri” danno il… meglio, esprimendo l’interpretazione coerente di se stessi e dei partiti, toccando così i punti più bassi già visti nella seconda Repubblica.

In questo caso, il mezzo non è il messaggio, perché qui i personaggi e i contenuti sono pari a zero e la tv, può sì far passare per una serata-show un ronzino male in arnese per un destriero vincente, ma alla “prova del budino” tutti (o quasi) si accorgono del prodotto di bassa qualità (o rancido), gettandolo con disgusto nella spazzatura.

Si dirà – visti i risultati di Berlusconi da Santoro – che questo modo di fare, paga. Ma si tratta di una illusione, un fuoco di paglia che alimenta la fiammella dei sondaggi ma poi torna a ridursi cenere, con urna sguarnite e con il “Ghe pensi mi” a sbraitare incompreso, contro i “comunisti” rubavoti e il destino cinico e baro.

Sta di fatto che il Pdl è tutt’ora a metà di quel quasi 39% di voti presi nelle precedenti elezioni politiche: basterebbe solo questo per zittire e far scomparire dagli schermi il vero responsabile di questa debacle (il Cav) e della crisi più profonda dell’Italia dal dopoguerra ad oggi. I minuetti di Santoro e le sparate di Travaglio (due giornalisti attaccati all’ex premier come l’edera alla pianta) fanno da stampella al Cavaliere, ma gli italiani, spenta la tv, si ritrovano a fare i conti con le loro tasche vuote e non abboccheranno all’amo del vecchio venditore di fumo e dei pifferai di turno.

Tornando alla comunicazione elettorale, non si può dire che anche Mario Monti brilli, non solo per il suo linguaggio da Prof che impartisce sempre lezioni ex cathedra, ma soprattutto per lo spot di lancio nella competizione della propria lista. Lo slogan “L’Italia che sale” (appendice di Monti che “sale in politica”) non sta né in cielo né in terra, una parodia semplicistica e falsa dalla memoria corta.

Tutti gli indicatori danno l’Italia in discesa nel pozzo: nel Belpaese sale solo la crisi, sale la disoccupazione, la disuguaglianza, la divisione, la miseria, la sfiducia, la disaffezione dai partiti e dalle istituzioni. Il calo dello spread è come il calo della febbre di un paziente passato a miglior vita. Monti, al massimo, avrebbe potuto usare lo slogan: “L’Italia che risale”, un augurio, non un dato di fatto.

In definitiva, ancora una volta, tutti puntano sulla suggestione, in cerca del voto d’impulso, certi che gli italiani siano sempre e solo spettatori, sempre e solo fessi.