Il primo Angelus di Papa Francesco dedicato alla misericordia di Dio

Pensavamo di aver visto proprio tutto con Giovanni Paolo II: cerimoniali che saltano, fuori programma che abbondano e discorsi a braccio, ma non avevamo ancora avuto un Papa gesuita che sceglie di chiamarsi Francesco, e probabilmente lo Spirito non aveva ancora soffiato così forte all’interno della Chiesa e sul mondo.

Prima domenica del nuovo Pontefice: il programma prevede la Messa nella parrocchia vaticana di Sant’Anna, a pochi passi dall’ingresso omonimo della Città del Vaticano (da cui si accede alla farmacia) dove ogni venerdì c’è un’ora di Adorazione eucaristica per il Santo Padre, poi il primo Angelus affacciato su piazza San Pietro, una piazza “che grazie ai media ha le dimensioni del mondo”.

Ed è dall’ambone che ancora una volta ritroviamo il pastore di anime, che partendo dall’episodio evangelico dell’adultera che Gesù salva dalla lapidazione, ci guida per mano fino al messaggio più importante di Cristo: la misericordia. “Lui stesso l’ha detto, io non sono venuto per i giusti, i giusti si giustificano da soli; io sono venuto per i peccatori…”. E se poi i peccati sono molto grossi, è meglio: “Vai da Gesù, a Lui piace se gli racconti queste cose, Lui ha una capacità speciale di dimenticare, ti bacia, ti abbraccia e ti dice soltanto: va e non peccare più”.

Fuori dalla chiesa il Papa argentino torna un timido parroco di campagna, di quelli che – forse in altri tempi – al termine della Messa si mettevano all’uscita sul sagrato e salutavano i suoi parrocchiani. Uno per uno. Ma Papa Francesco fa di più: accarezza tutti i bambini chiedendo loro di pregare personalmente per il Papa “ma a favore, eh, non contro!”, non si sottrae a chi vuole abbracciarlo, baciarlo, vuole da lui una benedizione o semplicemente quella parola di conforto speciale che fa dimenticare tutto e dà la forza per ripartire, perché anche noi siamo un po’ tutti peccatori come l’adultera perdonata da Gesù.

Poi, con grande meraviglia dei servizi di sicurezza, si allunga sulla folla a stringere mani e sorridere a volti fino su via di Porta Angelica – su suolo italiano – rifiuta ancora una volta l’auto di ordinanza Scv 1 a bordo della quale normalmente si spostano i Pontefici, sale su una macchina qualsiasi della Gendarmeria per riapparire poco dopo al balcone per il suo primo Angelus.

E ancora una volta è la misericordia del Signore al centro delle sue parole, una misericordia che è essenzialmente la pazienza che Dio ha con ognuno di noi: “Il Signore non si stanca mai di perdonarci, siamo noi, a volte, che ci stanchiamo di chiedere perdono!”. Con la semplicità che stiamo iniziando a conoscere cita il profeta Isaia: “Se anche i nostri peccati fossero rossi scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve”.

È una gioia autentica, trasmessa con le mani, con gli occhi e con la voce, quella di Papa Francesco, che sottolinea l’importanza per tutti i cristiani di ritrovarsi insieme la domenica, rivolge un nuovo saluto ai fedeli della sua diocesi, Roma, torna a dichiarare il suo amore e il suo legame speciale con il nostro Paese, rinsaldato dalla scelta di chiamarsi come il Patrono d’Italia.

Il suo discorso è tutto in italiano, fa piangere e ridere, perché questo è un Papa che scherza e commuove. È un Papa che scuote gli animi in profondità. E al termine di questa lunga, emozionante prima giornata, lo Spirito ci illumina ancora per un attimo e ci fa finalmente comprendere quanto grande sia stata la decisione di Benedetto XVI di ritirarsi, perché dettata da un’immensa umiltà: la scelta di farsi da parte perché è di un Padre povero tra i poveri che hanno bisogno in questo momento la Chiesa e il mondo.

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