Benvenuti al Sud: Gli Intesserabili – parte seconda

Continua il viaggio nel rugby di confine con Martina De Biase, che oggi torna sul tema di club, tesserati e storie al limite dell’assurdo

Quando si verificano delle spaccature all’interno delle fondamenta del rugby nostrano ci chiediamo, bonariamente, per quale motivo accadono questi fatti incresciosi. Tutto ciò provoca una certa rabbia, non tanto perché questi episodi succedono, ma perché accadono spesso ed un po’ ovunque.  

Noi, amanti del rugby, vogliamo un bel rugby, vogliamo che ci rappresenti nella moralità, desideriamo e auspichiamo che questo sport possa essere di esempio e possa far dilagare il suo messaggio di compostezza e di genuinità anche a chi di questo sport non ne capisce e non ne è interessato(che bello se tutto questo potesse essere vero!). Ma è ovvio che se si desidera essere da esempio, dobbiamo darlo a 360°. Purtroppo la questione dei tesseramenti e trasferimenti non si è chiusa, e ci sono altre società coinvolte. Ancora la Campania sotto i riflettori, ma non è la sola purtroppo. Il secondo gruppo di società al quale facevo riferimento nell’articolo precedente è questo: Salerno Rugby, Arechi Rugby, Battipaglia Rugby e ex-Nuceria Rugby. Si è parlato con i presidenti delle seguenti compagini e ognuno di loro ci ha raccontato la sua verità.

Il presidente del Salerno Rugby, Fabrizio Senatore, ci ha raccontato: “Il Salerno Rugby è una delle realtà rugbistiche campane di spicco. Negli anni abbiamo ingrandito sempre di più il movimento, diventando il polo attrattivo del rugby salernitano. Ovviamente tutto ciò gestito da un folto numero di dirigenti, nonché giocatori. Noi, del Salerno Rugby, abbiamo posto delle innovazioni e delle idee non condivise da alcune persone della società, giocatori compresi che hanno deciso poi di andare via per andare a formare l’Arechi Rugby e spero che non dimentichino che, se sono quello che sono come giocatori di rugby, lo devono al Salerno. Sono andati via quasi tutti i giocatori, circa una ventina, non solo per le idee divergenti, ma anche perché sfasciando così la prima squadra non avremmo più avuto modo di riscriverci al campionato di serie C, potendo quindi loro svincolarsi di diritto. Per fortuna siamo riusciti, nonostante tutto, a metter su la squadra da iscrivere al campionato corrente di serie C ed ecco che hanno avuto poi problemi. Purtroppo spesso sono i mass media che aiutano a logorare i valori di questo sport e basta poco per sentirsi campioni e arrogarsi il diritto di sapere come operare per fare un buon rugby. Nella cultura argentina, si ha rispetto dei colori che si ha indossato, anche quando per motivi agonistici si cambia squadra. Se sei un vero rugbista rispetti, non solo le regole scritte, ma anche quelle verbali che, come si sa, consolidano maggiormente questa disciplina. Non voglio un accordo economico per la soluzione di questo problema, altrimenti l’avrei già fatto, il problema è che non voglio prestare il fianco a persone che mi hanno tradito, mi sento tradito come fratello di rugby”.

Il Presidente dell’Arechi Rugby dice la sua: “Siamo 16 fondatori. Noi abbiamo intenzione di portare un rugby a Salerno di alto livello, innestando una diversa politica sportiva. La nostra nuova realtà ha una caratteristica importante, cioè quella di essere di richiamo regionale avendo in squadra i migliori giocatori di tutta la Campania. Non a caso, attualmente siamo primi in classifica in serie C (2) in solitaria. La stragrande maggioranza delle persone che compongono la nostra nuova compagine sono tutti di Salerno e sono stati messi di fronte ad un ultimatum in cui o decidevano di restare, accettando le idee della società, o di andare via. Ma quando loro decisero per la seconda, nonostante tutto, non sono stati svincolati. Il rugby non è attaccamento ad un colore, ma solo ad esso in quanto tale. E’ giusto che il Regolamento Organico vada a tutelare le società, ma è oltre modo giusto che si vadano a tutelare le nuove compagini che apportano ventate di aria fresca al rugby nostrano”. Sopra sono state menzionate altre due società che non sono riuscite per molteplici motivi a ricostruire la squadra da far giocare in serie C, ma, essendo anche loro in provincia di Salerno, molti dei loro ragazzi si sono trovati all’interno di questa situazione per poter continuare a giocare. Per il Battipaglia Rugby, il Presidente, Antonio Leo, ha espresso la sua opinione:” L’attaccamento ai colori non è una giustificazione per tenere a sé dei giocatori, è una cosa che è insita nel gioco del rugby. Ho due ragazzi di 17 anni che vogliono passare in questa neonata società, ma non posso lasciarli giocare in una squadra che ha molta più esperienza di loro con il rischio che non riescano a giocare”.

Anche Salvatore Lucia, allenatore dell’ex Nuceria Rugby, si esprime: “Uno dei nei che affligge la Campania è la continua rivalità tra quasi tutte le società rugbistiche. La mia idea era quella di contattare il Salerno, l’Arechi, il Battipaglia e l’exNuceria per unire le nostre forze e formare una grande squadra da portare in serie B. Purtroppo il rugby campano o meridionale è strutturato come il feudo nell’era medioevale: ognuno è nel proprio castello e pensa a sé. Un po’ come la cristallizzazione delle città ai tempi di Costantino e tutto questo è impensabile nel mondo del rugby”.

La Campania non è la sola, altre società in altre regioni hanno avuto questi problemi come i Mastini Rugby Club, nata dalle ceneri del Cosenza Rugby. Ci dimentichiamo spesso che il rugby vero viene dal basso, da società che non portano il nome come quello della Benetton Treviso, ma non per questo devono essere lasciate nel dimenticatoio. Non è il caso delle seguenti società, ma queste sono situazioni favorevoli a innestare il meccanismo del “giocatore sotto falso nome” quando non si riesce a scendere in campo in XV la domenica o a giocare su campi che, per contenere l’evoluzione del movimento, non sono a norma perché ogni angolo può essere buono per giocare a rugby, e poi magari, per di più, non c’è nessun giornalista/ex giocatore che si dedica con competenza a queste questioni e il rugby si deve accontentare che ne parli una donna. Ma queste, poi, sono altre storie.

Link utili:
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