Doping – Donati, ex tecnico di atletica, accusa Veltroni e Manuela di Centa

L’ex tecnico dell’atletica azzurra, in prima linea nella lotta al doping, accusa i vertici Coni e Manuela Di Centa. Tutto nelle 300 pagine di “Lo sport del doping. Chi lo subisce e chi lo combatte”.

di antonio

L’ultimo caso piuttosto eclatante di doping, quello di Lance Armstrong, ha sollevato l’annosa questione sulle pratiche, sull’uso e l’abuso di sostanze illegali da parte dei ciclisti. E’ realmente il ciclismo “lo sport più dopato” del mondo, o sotto al tappeto c’è altra immondizia che coinvolge molti altri settori sportivi, toccati forse solo in parte dall’antidoping? L’argomento viene trattato con dovizia di particolare da un esperto del settore. Alessandro Donati è un Maestro dello Sport del CONI, consulente della Wada (l’Agenzia Mondiale dell’Antidoping), consigliere del ministro della Solidarieta sociale e collabora con l’associazione Libera nell’attività antimafia.

Dal 1977 al 1987 è stato responsabile delle squadre nazionali di atletica leggera. Fu esonerato dopo le denunce del doping e del salto truccato di Evangelisti ai Mondiali di Roma del 1987. E’ autore di diversi libri sulle metodologie del doping, è stato responsabile della divisione Ricerca e Sperimentazione del Coni dal 1990 al 2006. 23 anni fa ha pubblicato “Campioni senza valore”, un libro che descriveva minuziosamente i retroscena aberranti di pratiche doping legate al mondo dell’atletica. Inoltre nel 1993 ha pubblicato un dossier sull’uso di Epo nel ciclismo che ha condotto all’apertura dell’inchiesta sul professor Conconi. Donati ha svolto un ruolo attivo anche nell’inchiesta sul doping nel calcio che ha determinato la scoperta delle irregolarità commesse dal laboratorio antidoping di Roma. Insomma, si tratta di un esperto del settore, di una persona coraggiosa che ha sicuramente qualcosa da dire sul tema.

In un’intervista di cinque anni fa al portale swissinfo.ch Donati puntava il dito contro i governi, poco sensibili e attenti al tema, e in quel frangente accusava in particolare la Svizzera: “Il ruolo della Svizzera è stato importante e molto negativo. In passato, era estremamente facile procurarsi prodotti illegali nelle farmacie elvetiche, che li vendevano senza limite. Ora nel commercio sono coinvolti soprattutto i paesi dell’Est europeo, assieme a Grecia, Spagna, Olanda e Germania. Alcuni Stati europei – tra cui Francia, Italia e Austria – si sono dotate di leggi penali antidoping. È ora che la Svizzera faccia altrettanto“.

Donati è tornato in libreria con “Lo sport del doping. Chi lo subisce e chi lo combatte”, edito da Gruppo Abele. Trecento pagine in cui racconta i suoi 35 anni di lotta al doping con particolari e nomi dei protagonisti delle vicende che hanno caratterizzato la sua battaglia: i medici Ferrari e Conconi, le denunce di Zeman nel calcio, Pantani e il caso Schwazer. Il ciclismo è visto da Donati come l’ “ombrello protettivo per tanti sport”. Nella sede romana della Fnsi, accanto a don Luigi Ciotti, dell’associazione Libera e al comandante dei Nas, Cosimo Piccinno, Donati ha presentato il suo lavoro con una denuncia preoccupante:

“Nei controlli antidoping un gran numero di sostanze non sono rilevabili nelle urine o sono utilizzate in microdosi. L’efficacia aumenterebbe con i controlli a sorpresa, ma il sistema sportivo li utilizza con molta parsimonia: c’è solo lo 0,6% di casi di doping, mentre nei controlli della commissione antidoping del Ministero della Salute le sostanze dopanti sono riscontrate nel 3-4% degli amatori. La colpevolezza è nelle istituzioni politiche: dovevano ragionare sul fatto che le istituzioni sportive non potevano controllare sé stesse”.

Donati accusa Walter Veltroni e Manuela Di Centa (per i suoi valori anomali nella sua carriera di sciatrice), l’ex presidente del Coni, Mario Pescante, l’attuale Gianni Petrucci e il segretario generale Raffaele Pagnozzi:

“Il caso Schwazer va interpretato in questa area di grigio. Il Coni non ha disposto controlli a sorpresa per questo importante atleta in vista dei Giochi di Londra, anche se erano stati anticipati dalla Procura di Padova i suoi rapporti con Ferrari e dai controlli ematici risultavano dati anomali. I dirigenti hanno messo in evidenza la tempestività con cui l’avevano escluso dalla squadra ma era inevitabile. Schwazer, come Armstrong, è la vittima finale ma la luce si è spenta su chi traeva vantaggio dai suoi risultati”.

I Video di Blogo

Ultime notizie su Doping

Tutto su Doping →